La Corea del Nord è finita al centro di un vero e proprio giallo digitale. Per circa 32 ore consecutive, la connettività internet del paese ha subito interruzioni intermittenti, con oltre 40 siti web gestiti dallo Stato che sarebbero diventati irraggiungibili per gli utenti e gli osservatori esterni. Un blackout anomalo e prolungato, che ha immediatamente acceso i riflettori sulla possibilità di un attacco hacker su larga scala ai danni dell'infrastruttura telematica di Pyongyang.
Un blackout anomalo e prolungato
Secondo quanto ricostruito dagli analisti che monitorano il traffico della rete nordcoreana, le interruzioni non sono state continue ma si sono alternate in modo irregolare nell'arco del periodo considerato. I siti istituzionali, compresi quelli di propaganda e dei principali organi di governo, sono rimasti off-line per ore, alimentando scenari diversi: dal sabotaggio esterno a un guasto tecnico interno, fino alla possibilità di un test o di una manutenzione straordinaria non annunciata.
La società di sicurezza informatica che ha diffuso per prima i dati sull'accaduto ha parlato di un evento senza precedenti per durata e portata, sottolineando come la rete nordcoreana sia storicamente molto chiusa e difficile da monitorare. Proprio questa opacità rende complesso stabilire con certezza se si sia trattato di un attacco mirato, di un errore di configurazione o di un'azione di disturbo proveniente dall'esterno.
Le ipotesi e i possibili scenari
Gli esperti di cybersicurezza non escludono che dietro il blackout possa esserci un'operazione di hacking condotta da gruppi ostili al regime, oppure un attacco di tipo DDoS capace di mandare in tilt i server statali. Alcuni osservatori ricordano che la Corea del Nord è da anni al centro di accuse internazionali per attività di spionaggio informatico e attacchi finanziari, e che un contrattacco o un'azione di ritorsione non sarebbe del tutto inedito.
Al momento, tuttavia, non esistono conferme ufficiali né rivendicazioni: Pyongyang non ha rilasciato dichiarazioni sull'accaduto e la natura chiusa del sistema rende improbabile una ricostruzione trasparente. Quello che appare certo è che l'episodio riaccende i riflettori sulla vulnerabilità delle infrastrutture digitali anche nei paesi più isolati del mondo, dove la rete è controllata dallo Stato ma non per questo immune da attacchi o malfunzionamenti.