AMD ha pubblicato una nuova serie di patch destinate al kernel Linux che introducono il supporto al driver AOD (AMD Overclocking Driver) per i processori Ryzen. L'obiettivo è chiaro: semplificare il processo di overclocking direttamente dal sistema operativo, offrendo una base ufficiale su cui costruire strumenti con interfaccia grafica, senza dover passare esclusivamente dal firmware UEFI o dal BIOS. Un approccio simile a quello adottato da anni su Windows, sia con software di prima parte come Ryzen Master sia con soluzioni di terze parti.
Cosa si potrà fare (per ora)
Tra le prime funzionalità implementate spicca la possibilità di attivare o disattivare dinamicamente il Simultaneous Multithreading (SMT), la tecnologia che consente a ciascun core fisico di gestire più thread di elaborazione. Il controllo sfrutta il meccanismo di CPU hotplugging di Linux e rappresenta un'alternativa al classico parametro nosmt da specificare in fase di boot, finora la soluzione standard per raggiungere questo obiettivo. Il driver permette inoltre di consultare le frequenze della memoria e pone le basi per la gestione di alcuni parametri legati ai consumi energetici.
Non aspettatevi una "versione Linux di Ryzen Master"
È importante precisare un paio di punti. Anzitutto, quello pubblicato è solo un primo insieme di strumenti, non una soluzione completa per modificare ogni aspetto del comportamento della CPU: le possibilità effettivamente disponibili dipenderanno anche dall'hardware supportato e dall'evoluzione delle patch al kernel. In secondo luogo, siamo ben lontani da una "versione Linux di Ryzen Master": AMD non sembra avere alcuna intenzione di svilupparla. La società si limita a rendere disponibili le funzionalità di basso livello, lasciando alla comunità open source lo sviluppo degli strumenti destinati agli utenti finali.