Il mercato italiano delle auto elettriche usate sta finalmente guadagnando attenzione, complice l'aumento delle immatricolazioni degli ultimi anni che inizia a riversare sul mercato dell'usato i primi modelli. Eppure, la crescita della domanda continua a scontrarsi con un ostacolo molto concreto: capire quanto sia ancora efficiente la batteria di un veicolo a zero emissioni dopo anni di utilizzo. Un dubbio che, secondo gli operatori del settore, rallenta le trattative e allontana molti potenziali acquirenti.
La salute della batteria, un rebus per chi compra
A differenza di un motore termico, la cui usura è relativamente prevedibile, lo stato di salute di un pacco batterie al litio dipende da moltissimi fattori: numero di cicli di ricarica, abitudini di guida, esposizione a temperature estreme e frequenza delle ricariche rapide. Senza uno standard condiviso per certificare la capacità residua, chi acquista un'elettrica usata si trova a dover fare i conti con il rischio di dover sostenere costi elevati per la sostituzione del componente, che può valere anche il 30-40% del valore dell'auto.
Verso un certificato di salute della batteria
Per sbloccare il mercato, diverse case automobilistiche e società di servizi stanno lavorando a report certificati sullo stato delle batterie, basati su dati diagnostici raccolti direttamente dai veicoli. Iniziative simili, già avviate in alcuni Paesi europei, potrebbero diventare uno standard anche in Italia, offrendo maggiore trasparenza e favorendo la fiducia degli acquirenti. Nel frattempo, gli esperti consigliano di richiedere sempre una diagnosi approfondita prima dell'acquisto e di verificare la presenza di garanzie residue sulla batteria.
Il potenziale del mercato è enorme: con l'aumento dell'offerta e l'arrivo di modelli più accessibili, le elettriche usate potrebbero diventare una porta d'ingresso conveniente alla mobilità a zero emissioni. Ma senza strumenti chiari per valutare la batteria, l'interesse rischia di restare tale, senza trasformarsi in acquisti concreti.