Negli ultimi anni i data center hanno cambiato volto: da anonimi edifici per uffici a enormi strutture hyperscale che occupano milioni di metri quadrati e ospitano l'infrastruttura fisica dell'intelligenza artificiale. Questo sviluppo ha acceso le proteste delle comunità locali, preoccupate per l'inquinamento, il rumore, il consumo d'acqua e l'aumento delle bollette energetiche. Microsoft, una delle aziende più coinvolte, sta sperimentando un approccio insolito per ridurre l'impatto: la biomimetica, ovvero ispirarsi alla natura per mimetizzare i propri impianti nel paesaggio.
Che cos'è la biomimetica secondo Microsoft
Il termine biomimetica indica tutte quelle tecnologie che traggono ispirazione dal mondo naturale, come aghi indolori che imitano la proboscide della zanzara o edifici ventilati naturalmente sul modello delle termiti. Nel caso di Microsoft, spiega l'azienda, si tratta di fondere i data center nel paesaggio naturale per creare ecosistemi resilienti, sostenere la biodiversità e rafforzare i legami con le comunità. In pratica, Microsoft vuole rendere i suoi impianti più verdi, letteralmente, con giardini e alberi autoctoni, e investire in progetti di ripristino ambientale nelle aree dove opera. L'obiettivo dichiarato è limitare problemi come l'inquinamento acustico e la perdita di spazi verdi.
L'iniziativa è partita nel 2022 in un data center nei Paesi Bassi e ora verrà estesa a oltre 20 siti tra Stati Uniti e Germania, con l'impegno ad applicarla a tutti i nuovi progetti americani e a un numero crescente di impianti nel mondo. Kaitlin Chuzi, direttrice della strategia globale del territorio di Microsoft, spiega: «Personalizziamo le soluzioni per adattarle all'habitat locale, valorizzare ciò che già esiste e ripristinare ciò che è andato perduto». Tra le tattiche previste ci sono barriere vegetali per attutire il rumore dei server e dei generatori e ridurre l'impatto visivo, oltre a giardini per le farfalle monarca in migrazione.
Le comunità locali tra scetticismo e aperture
A San Antonio, in Texas, Microsoft opera da quasi un decennio e sta investendo centinaia di milioni di dollari per nuovi impianti. Nel 2022 l'azienda ha abbattuto oltre 2.600 alberi su 33 acri per costruire un data center, scatenando polemiche. Il consigliere comunale Ric Galvan ricorda che la copertura arborea aiuta a mitigare il caldo, un problema crescente in Texas: «È stato molto frustrante vedere tutto quel verde distrutto». Tuttavia riconosce che Microsoft ha reso più facile il dialogo impiegando un rappresentante locale che risponde alle preoccupazioni dei residenti, a differenza di altri operatori. L'azienda ha anche lanciato un piano in cinque punti chiamato 'Community-First AI Infrastructure' per evitare di sovraccaricare le risorse idriche ed energetiche delle comunità.
Non tutti però sono convinti. Adrian Shelley, direttore per il Texas del gruppo di consumatori Public Citizen, apprezza le soluzioni basate sulla natura ma le definisce «rossetto su un maiale». Shelley critica in particolare l'inquinamento delle nuove centrali a gas costruite per alimentare i data center: a giugno Microsoft ha firmato un accordo ventennale con Chevron per un maxi impianto in West Texas. «Non riesco a immaginare alcun investimento in biomimetica che renda una centrale a gas un vicino desiderabile», afferma. La tensione resta alta: da un lato Microsoft cerca di distinguersi dai concorrenti con progetti di restauro ambientale, dall'altro l'espansione rapida e le emissioni in crescita alimentano i dubbi sulla reale efficacia di queste iniziative.
Il caso di Mount Pleasant, in Wisconsin, dove Microsoft ha riqualificato una fabbrica dismessa di Foxconn e finanziato con 4,2 milioni di dollari il ripristino di un ruscello, è citato come esempio virtuoso. Dave Giordano, direttore esecutivo di Root-Pike WIN, si dice sorpreso positivamente dagli accorgimenti per trattenere i sedimenti: «Non tutte le aziende di data center sono uguali. Non tutte ragionano come Microsoft». Ma la domanda di fondo rimane: basta nascondere i data center tra gli alberi per renderli davvero sostenibili? Mentre l'IA divora energia e risorse, la biomimetica rischia di restare una soluzione estetica se non accompagnata da un impegno concreto sulla riduzione delle emissioni e sul consumo di acqua ed elettricità.