La cybersecurity è diventata una priorità per quasi tutte le aziende, ma la domanda che resta senza risposta è una sola: questi piani funzionano davvero? Un'analisi condotta su oltre 300 società rivela un quadro a tinte fosche: i controlli di sicurezza informatica sono ormai diffusi, ma raramente raggiungono un livello avanzato. In particolare, circa il 53% delle imprese gestisce gli incidenti informatici a un livello base, senza processi strutturati di risposta o verifica dell'efficacia.
Controlli diffusi, ma superficiali
I dati mostrano che la maggior parte delle organizzazioni ha adottato strumenti e policy di base, come firewall, antivirus e formazione generica per i dipendenti. Tuttavia, manca una cultura della misurazione: quasi nessuna azienda testa regolarmente i propri piani con simulazioni di attacco o audit indipendenti. Il risultato è che la sicurezza resta una scatola nera: si sa cosa si è speso, non se si è protetti.
La conseguenza è che molte imprese scoprono i limiti dei propri sistemi solo quando subiscono un incidente. La mancanza di metriche chiare e di test periodici trasforma la cybersecurity in un adempimento formale più che in una difesa concreta. E in un contesto di minacce in costante evoluzione, questa incertezza può costare caro.
Verso un approccio basato sull'evidenza
Gli esperti sottolineano la necessità di passare da una logica di conformità a una di verifica continua: solo testando e misurando l'efficacia dei controlli si può sapere se un piano regge. Le aziende che investono in simulazioni, monitoraggio proattivo e indicatori di performance riducono drasticamente il rischio di breach. Per tutte le altre, la strada è ancora in salita.