La Space Force statunitense ha recentemente diffuso un riassunto dettagliato di quelle che potrebbero essere le armi spaziali impiegate (o impiegabili) contro satelliti nemici. Il documento, pubblicato sul sito ufficiale dell'agenzia, offre un quadro delle principali minacce che potrebbero manifestarsi nello spazio, in particolare in orbita bassa terrestre (LEO) ma non solo. Dagli attacchi informatici alle esplosioni nucleari, passando per armi energetiche e cinetiche, la panoramica delinea un scenario bellico sempre più concreto.
Il mese scorso Troy Meink, segretario del Dipartimento dell'Aeronautica e della Space Force, ha annunciato ufficialmente che gli Stati Uniti possiedono armi spaziali e che sarebbero pronti a utilizzarle in caso di necessità. Sebbene si trattasse di un "segreto-non segreto", la scelta di parlarne pubblicamente rappresenta una mossa strategica e un messaggio chiaro ai due principali avversari, Cina e Russia. Meink non è sceso nei dettagli sulle tecnologie impiegate, ma a rimarcare la questione è stato anche lo Space Systems Command (SSC), che ha contribuito a rendere pubblico il documento.
Secondo la Space Force, la prima minaccia è rappresentata dagli attacchi informatici ai satelliti, finalizzati a sottrarre informazioni o a corrompere i sistemi per bloccare le comunicazioni con il centro di controllo a Terra e interrompere infrastrutture critiche. Una seconda possibilità è data dalla guerra elettronica con la falsificazione dei segnali che, in uno scenario di conflitto, può bloccare l'accesso a dati critici di varia natura. Si passa poi alle armi energetiche dirette, che comprendono laser, microonde e fasci di particelle in grado di danneggiare temporaneamente o irreparabilmente i sensori dei satelliti, impedendo loro di raccogliere dati.
Una quarta minaccia è costituita dalle armi energetiche cinetiche, che racchiudono la capacità di satelliti ostili di danneggiare altri satelliti (militari o civili) utilizzando dardi o altri oggetti lanciati a grande velocità. Questo genere di sistemi potrebbe creare ricadute anche per altri oggetti in orbita, con la formazione di detriti spaziali. In passato sono state impiegate anche detonazioni nucleari ad alta quota: queste esplosioni emettono radiazioni che possono distruggere i sistemi elettronici dei satelliti, rendendo impossibile governarli e inviare o ricevere informazioni e dati essenziali. Infine, ci sono gli attacchi orbitali, che utilizzano satelliti dotati di bracci robotici, sostanze chimiche o altri sistemi di cattura per modificare l'orbita di un obiettivo e distruggere sensori o componenti essenziali.
Per quanto non siano noti attacchi di questo tipo negli ultimi anni, la Space Force potrebbe aver impiegato almeno uno di questi sistemi (escluse le esplosioni nucleari) per distruggere il satellite cinese per l'osservazione terrestre Yaogan-50. Questo satellite avrebbe fornito informazioni essenziali per gli attacchi iraniani di luglio alle basi statunitensi in Giordania. Due mesi dopo gli attacchi, il satellite Yaogan-50 è andato distrutto, disperdendo una quarantina di frammenti di grandi dimensioni in orbita bassa terrestre.
Allo stato attuale rimangono solamente speculazioni e né gli Stati Uniti né la Cina hanno mai dichiarato di aver effettuato un attacco o di essere stati attaccati. Potrebbe anche trattarsi di un guasto del satellite cinese indipendente da cause esterne, ma l'affermazione di Meink sulle armi spaziali è avvenuta nello stesso periodo. La pubblicazione del documento da parte della Space Force sembra quindi voler delineare un nuovo scenario di deterrenza anche in orbita, dove la trasparenza sulle capacità offensive diventa parte integrante della strategia militare.