Un'indagine condotta dal consulente londinese Frank Vitetta ha acceso i riflettori su una questione cruciale: quanto sono affidabili le raccomandazioni commerciali fornite dagli assistenti di intelligenza artificiale? La ricerca ha messo a confronto le risposte di ChatGPT, Claude, Gemini e Perplexity a domande identiche, scoprendo che i marchi suggeriti possono variare notevolmente da un sistema all'altro.
Risposte divergenti a parità di richiesta
Secondo quanto emerso, ponendo la stessa domanda – ad esempio su quale sia il miglior prodotto in una data categoria – ogni assistente tende a citare aziende diverse, spesso senza una logica apparente. Questo fenomeno solleva seri interrogativi sulla trasparenza e sull'obiettività degli algoritmi, che dovrebbero guidare gli utenti verso scelte informate. La discrepanza non dipende solo dalla diversa architettura dei modelli, ma anche dalle fonti utilizzate per l'addestramento e dai meccanismi di ranking delle risposte.
Implicazioni per aziende e consumatori
Per i brand, la posta in gioco è alta: apparire nelle raccomandazioni di un assistente AI può influenzare le decisioni d'acquisto di milioni di persone. Tuttavia, l'incoerenza tra le piattaforme rende difficile per le aziende prevedere o controllare la propria visibilità. Dal canto loro, i consumatori rischiano di ricevere suggerimenti parziali o fuorvianti, senza sapere quali criteri siano stati seguiti. Vitetta sottolinea la necessità di maggiore responsabilità da parte degli sviluppatori, magari attraverso la pubblicazione delle metodologie di selezione.
In attesa di regolamentazioni più chiare, l'unica certezza è che gli assistenti AI non sono ancora una fonte neutrale per le raccomandazioni commerciali. Gli utenti farebbero bene a incrociare più fonti prima di fidarsi ciecamente di un singolo sistema.