Un paradosso che sta facendo discutere economisti e analisti del mercato del lavoro: migliaia di licenziamenti vengono registrati anche in presenza di una crescita economica solida. È quanto emerge leggendo i dati americani, dove alcuni osservatori vedono all'opera un fenomeno noto come crescita senza occupazione, in cui il Pil sale ma i posti di lavoro non seguono lo stesso ritmo.
Le previsioni di Oxford Economics
Le stime diffuse a febbraio da Oxford Economics indicano per il 2026 un Pil in aumento del 2,8%, accompagnato però da una contrazione dell'occupazione. Un quadro che alimenta il timore che la ripresa economica non si traduca automaticamente in nuove assunzioni, lasciando fuori fette crescenti di lavoratori.
L'AI non è la colpa
La reazione più immediata sarebbe puntare il dito contro l'intelligenza artificiale e l'automazione, ma secondo diversi analisti la spiegazione è più complessa. I licenziamenti non sarebbero infatti riconducibili all'AI, bensì a dinamiche strutturali come la riorganizzazione dei settori, la riduzione dei costi e i cambiamenti nella domanda di competenze. Insomma, la tecnologia è solo uno dei tasselli di un mosaico molto più ampio.
Il caso americano offre quindi uno spunto di riflessione anche per l'Europa: la crescita del Pil, da sola, non basta a garantire stabilità occupazionale. Servono politiche capaci di accompagnare la transizione, con formazione e riqualificazione, per evitare che il progresso economico lasci indietro chi cerca lavoro.