I Googlebook, i nuovi laptop basati su Android, stanno facendo discutere. Da una parte offrono un'integrazione profonda con il mondo mobile, dall'altra mostrano tutte le fragilità di un ecosistema pensato per gli smartphone. La configurazione iniziale è rapida, bastano pochi minuti per registrare i dati biometrici, accedere a un account Google e collegare il telefono per recuperare app e backup. Ma è dopo che iniziano i problemi.
Connettività tra PC e telefono: un incubo
La connessione tra Googlebook e smartphone è tutt'altro che stabile. Anche utilizzando un telefono con Android 17, il collegamento per funzioni come la condivisione di file e il casting delle app si perde facilmente. Per ottenere un abbinamento completo è necessario attivare le impostazioni cross-device su entrambi i dispositivi, riavviare più volte e sperare che i due si trovino. Cambiare rete Wi-Fi rompe tutto e richiede un nuovo riavvio. Inoltre, la connessione funziona solo se entrambi sono sulla stessa rete e con Bluetooth attivo, quindi addio all'uso offline. I modelli Asus e HP testati mostrano comportamenti diversi: a volte riconoscono un solo telefono, altre volte due contemporaneamente, ma spesso ignorano persino i Pixel di Google.
App Android su desktop: un compromesso poco convincente
L'esperienza con le app Android su un laptop da 1.000 dollari è deludente. Alcune applicazioni offrono versioni desktop ottimizzate e permettono di scaricare contenuti per la visione offline, un vantaggio per chi viaggia. Tuttavia, molte altre sono inutilizzabili: Slack nella versione mobile è ingestibile su desktop, le app Adobe sono lontane dalle controparti desktop. Alcune app dichiarano di essere "ottimizzate per desktop" sul Play Store, ma nella pratica si limitano a ridimensionare l'interfaccia e a supportare mouse e tastiera in modo basilare, senza riconoscere il tasto destro o mantenendo l'orientamento verticale. Solo l'etichetta "Made for desktop" sembra garantire un minimo di qualità, ma è rara. Persino le app di Google sono limitate: Chrome non supporta profili multipli, schede in split view o scorciatoie per motori di ricerca personalizzati. E non tutte le app del Play Store sono installabili: Bluesky e Okta non funzionano né su modelli Intel né su quelli Arm.
Casting e continuità: idee buone, esecuzione debole
Il casting delle app dal telefono al laptop è una funzione interessante: invece di duplicare l'intera interfaccia del telefono, si trasmettono singole app, controllabili dal PC. È utile per aggiornare rapidamente un pagamento su Splitwise o inviare un messaggio su WhatsApp senza distrazioni. Tuttavia, non è adatto per streaming o multitasking, e molte app sicure come quelle bancarie non funzionano. La funzione Continue On, che permette di iniziare un'attività sul telefono e riprenderla sul Googlebook, funziona solo con poche app e in modo incostante. Le notifiche sono confuse: quelle del telefono e del laptop si mescolano, e a volte le app castate si aprono al posto di quelle native. La condivisione dei file è completamente rotta: anche se lo storage del telefono è visibile nel file manager, l'accesso ai file spesso fallisce. In sintesi, i Googlebook hanno potenziale, ma l'integrazione con Android è ancora troppo acerba per un uso professionale senza intoppi.