Un rapporto di Fortune ha scosso il mondo del gaming: la prossima Xbox, nome in codice Helix, potrebbe arrivare nel 2028 con un prezzo compreso tra 1.200 e 1.800 dollari. Una cifra che, se confermata, la renderebbe di fatto morta sul nascere. Eppure, come ha ammesso l'ex dirigente Microsoft Mike Ybarra, con i costi attuali di RAM e storage «non la lanceresti affatto». La domanda è quindi un'altra: come può Microsoft proporre un hardware così costoso senza chiedere ai giocatori di sborsare tutto in una volta?
La fine dei sussidi
Storicamente Microsoft ha venduto le console in perdita, recuperando con giochi e abbonamenti. Nel 2023 è emerso che l'azienda avrebbe speso 1,5 miliardi per vendere Series X e S a 499 e 299 dollari. Ma la nuova gestione ha cambiato rotta: la memo «Xbox reset» parla chiaro, i 20 miliardi di sussidi degli ultimi cinque anni non possono continuare. Anche Satya Nadella ha parlato della necessità di un business sostenibile, mentre Sarah Bond ha descritto Helix come «un'esperienza premium e curata», paragonandola ai PC da gaming da 1.000 dollari.
Le vie alternative: abbonamenti e cloud
Se i sussidi diretti sono fuori discussione, Microsoft potrebbe copiare il modello degli operatori telefonici: console a costo zero (o quasi) vincolata a un piano Game Pass più caro per 36 mesi. Un'ipotesi che stride con la recente riduzione di Game Pass Ultimate a 22,99 dollari al mese, decisa proprio per l'eccessivo costo del servizio. In alternativa, l'azienda potrebbe puntare tutto sul cloud: il nuovo servizio pay-as-you-go parte da 3,99 dollari per 10 ore di gioco in streaming, un modo per offrire potenza next-gen senza vendere hardware.
Resta poi lo scenario più scomodo: un Xbox da 1.800 dollari riservato a chi può permettersi il lusso del gaming, mentre tutti gli altri vengono dirottati sul modello Netflix. La cosiddetta «economia a K» e la crisi delle RAM hanno già trasformato console e PC in beni di lusso, e Microsoft ha più volte aumentato i prezzi giustificandoli con la domanda superiore all'offerta. Il rischio, però, è quello di spaccare il pubblico in «abbienti» e «non abbienti»: i developer non investirebbero più sull'intera base installata, e la vera next-gen non arriverebbe mai.