Donald Trump non si accontenta del Lago America e del Golfo d'America già comparsi sulle mappe. A quanto pare, il tycoon punta ora a un intero oceano: durante un comizio in Carolina del Sud, ha raccontato di aver telefonato a Google Maps per proporre un cambio di nome epocale. Il Pacifico, secondo lui, dovrebbe chiamarsi Oceano America. Una suggestione che, a sentire il suo racconto, avrebbe lasciato perplessi anche i vertici di Mountain View.
La telefonata a Sundar Pichai
Nel discorso, Trump ha citato direttamente Sundar Pichai, amministratore delegato di Google, e il co-fondatore Sergey Brin, definendoli "due davvero brillanti". Secondo la sua ricostruzione, avrebbe chiesto a Pichai di occuparsi della rinominazione dell'Oceano Atlantico, ma avrebbe ricevuto un secco rifiuto: "No, no, no, questa volta non lo farò", avrebbe risposto il numero uno di Google, spiegando che gli oceani "coprono un sacco di Paesi". Insomma, una richiesta che va oltre le competenze di una semplice app di mappe.
Trump ha quindi ammesso di aver probabilmente rinunciato all'idea per l'Atlantico, ma non per il Pacifico. "L'Oceano Pacifico, lo chiameremo Oceano America", ha dichiarato dal palco, scatenando l'ilarità dei presenti. Una battuta? Forse, ma il racconto della chiamata a Google Maps resta un esempio della sua personalissima idea di geografia politica, a poche settimane dalle elezioni di medio termine.
L'impronta di Trump sul mondo tech
Non è la prima volta che Trump prova a riscrivere il lessico della tecnologia. Di recente ha rilanciato l'idea di ribattezzare l'intelligenza artificiale in Super Intelligence, un'espressione che alcuni big del settore hanno già iniziato a usare, da Microsoft a Elon Musk con la sua SpaceXSI, passando per Salesforce e NVIDIA. Google, però, continua a utilizzare l'acronimo AI nei suoi annunci, segno che la guerra delle parole è tutt'altro che conclusa.
La vicenda dell'Oceano America, insomma, è l'ennesima prova di come Trump sappia trasformare un dettaglio apparentemente banale in una notizia. Che si tratti di mappe, oceani o intelligenza artificiale, il suo obiettivo resta lo stesso: lasciare il segno, anche a costo di far sorridere i giganti della Silicon Valley.