Meta ha modificato i nuovi termini commerciali per le aziende, eliminando il riferimento esplicito all'addestramento dei suoi modelli di intelligenza artificiale sui contenuti dei siti di informazione. La mossa arriva dopo le dure critiche del settore editoriale, ma secondo gli esperti legali non basta a fugare i timori: la formulazione aggiornata lascerebbe comunque spazio a interpretazioni favorevoli allo scraping.
Cosa prevedevano i termini originali
La versione iniziale dei termini, in vigore dal 30 ottobre, stabiliva che Meta potesse usare «qualsiasi contenuto» dei siti collegati a un account business per «sviluppare, ricercare» e «addestrare» i propri prodotti. Gli esperti avevano avvertito che questa clausola avrebbe potuto consentire all'azienda di sostenere che i termini commerciali prevalgono su altri segnali di blocco, come il file robots.txt, lo standard storico con cui i siti indicano ai crawler cosa possono visitare.
La parola 'train' sparisce, ma i dubbi restano
Dopo le proteste, Meta ha rimosso il verbo «addestrare». Tuttavia, come spiega James Grimmelmann, professore di diritto digitale alla Cornell Law School, la modifica «non fa nulla per limitare» la formula «associato ai tuoi prodotti o servizi», che permetterebbe a Meta di raschiare interi siti. Sulla stessa linea Matt Topic, avvocato esperto di media e proprietà intellettuale, secondo cui la versione rivista consente ancora di usare i contenuti raccolti per sviluppare qualsiasi «prodotto commerciale», un termine non definito che potrebbe includere proprio l'addestramento.
Meta respinge le accuse. Il portavoce Daniel Roberts ha ribadito che i proprietari dei contenuti possono usare robots.txt per esprimere le proprie preferenze e che l'aggiornamento «non riguarda lo scraping dei siti di notizie» né conferisce nuovi diritti che prevalgono su tali preferenze. Resta però aperta la partita tra piattaforme e editori sul confine tra innovazione dell'IA e tutela del giornalismo.