La NASA ha completato le analisi approfondite sullo scudo termico della capsula Orion impiegata nella missione Artemis II, e i risultati sono incoraggianti. La modifica della traiettoria di rientro ha ridotto drasticamente il fenomeno di usura non omogenea del materiale ablativo Avcoat, portando a un miglioramento netto rispetto alla prima missione. Le prime immagini subacquee avevano già mostrato piastrelle in buone condizioni, ma l'agenzia spaziale ha voluto vederci chiaro con test estesi.
Prestazioni confermate e numeri chiave
Durante il rientro, la capsula ha raggiunto una velocità di Mach 39 e temperature di circa 2200°C, mentre all'interno del modulo equipaggio si sono mantenuti circa 21°C. Lo scudo termico è stato smontato e le piastrelle ablative scansionate singolarmente ai raggi X per ottenere dati anche su porzioni non visibili esternamente. I risultati mostrano una riduzione delle fratture e delle perdite di materiale di dieci volte rispetto ad Artemis I: solo 9 zone con perdita di materiale contro le 103 della prima missione.
Verso Artemis III con uno scudo migliorato
Positive anche le analisi nelle zone di unione tra le piastrelle, in corrispondenza dei bulloni e della copertura posteriore, senza segni di surriscaldamento. Le informazioni raccolte durante Artemis I, non applicate per Artemis II, hanno già permesso di apportare modifiche allo scudo termico per la missione Artemis III, prevista per la metà del 2027. Il nuovo scudo avrà una migliore permeabilità e una maggiore uniformità dei blocchi che lo compongono.
Nel frattempo, gli astronauti che hanno partecipato ad Artemis II si sono tutti ritirati dal servizio attivo per dedicarsi ad altre attività, mentre la NASA continua a preparare il prossimo passo del programma lunare. La sicurezza resta la priorità assoluta, e i dati raccolti rappresentano un passo avanti fondamentale per le future missioni con equipaggio.