La Cina compie un passo decisivo verso la militarizzazione dell'intelligenza artificiale. Lo scorso 30 settembre 2026 sono state inaugurate nuove istituzioni accademiche militari dedicate alla formazione tecnologica, con un focus preciso su sistemi senza pilota, robotica e IA. Una mossa che conferma come la guerra robotica sia ormai una priorità strategica per Pechino.
Droni ed economia del conflitto
I conflitti contemporanei, a partire da quello ucraino, hanno dimostrato una verità scomoda: droni relativamente economici possono individuare obiettivi, raccogliere informazioni e colpire mezzi dal valore di milioni di euro. Questo squilibrio di costo-efficacia sta riscrivendo le dottrine militari globali. Se da un lato si lavora già a sistemi a piena autonomia, dall'altro la figura del pilota di droni resta oggi cruciale. Ed è proprio su questa competenza che la Cina vuole investire in modo strutturale.
Il nuovo College of Unmanned and Intelligent Engineering
La novità più rilevante è la creazione del College of Unmanned and Intelligent Engineering, istituito all'interno dell'Università di Ingegneria dell'Esercito Popolare di Liberazione. Non si tratta di un corso temporaneo, ma di una struttura permanente pensata per sviluppare competenze avanzate in sistemi autonomi, robotica e tecnologie intelligenti. L'obiettivo dichiarato è formare una nuova generazione di esperti in grado di gestire la complessità dei campi di battaglia futuri, dove l'uomo sarà sempre meno presente in prima linea.
Questa iniziativa si inserisce in una strategia più ampia di supremazia tecnologica. Mentre gli Stati Uniti e la NATO accelerano su droni e IA, Pechino risponde con un sistema formativo dedicato. La partita della guerra robotica è appena iniziata, e la Cina vuole giocarla con le proprie regole.