La minaccia degli agenti AI per le piattaforme di mobilità è ancora tutta teorica. Uber ha rivelato per la prima volta i numeri legati agli assistenti intelligenti di terze parti: nel terzo trimestre solo quattro corse sono state prenotate tramite bot esterni, mentre gli ordini su Uber Eats gestiti da agenti AI nella settimana di Halloween si sono fermati a circa 500. Numeri infinitesimali se confrontati con i 320 milioni di transazioni complessive tra corse e consegne registrate nello stesso periodo.
Il rischio disintermediazione resta teorico
Con l'ascesa di agenti come Muse di Meta o Dots di OpenAI, diversi analisti avevano previsto che piattaforme come Uber e DoorDash potessero essere aggirate: gli utenti avrebbero ordinato cibo o prenotato un'auto tramite un assistente AI, senza aprire direttamente le app. I dati diffusi durante la call sui risultati trimestrali sembrano però ridimensionare nettamente queste preoccupazioni, almeno nella fase attuale. L'amministratore delegato Dara Khosrowshahi ha parlato di una trazione ancora «molto, molto iniziale», sottolineando come l'esperienza diretta sull'app resti la più semplice e piacevole per i consumatori.
Apertura ai partner, ma senza dipendenze
Uber non chiude però la porta agli sviluppatori esterni. Khosrowshahi ha spiegato che l'azienda vuole rendere i propri servizi accessibili in modo agevole anche tramite terze parti, pur mantenendo una posizione di forza: «Vogliamo assicurarci di non dipendere da un singolo attore». Nel frattempo la società continua a sviluppare strumenti AI proprietari per trattenere i clienti sulla propria piattaforma, come il Cart Assistant lanciato quest'anno su Uber Eats, capace di costruire una lista della spesa a partire da una foto di ricetta o da un semplice prompt testuale.
Il quadro che emerge è quindi quello di un ecosistema in cui gli agenti AI devono ancora superare numerosi attriti tecnici prima di diventare un canale di acquisto credibile. Le piattaforme, dal canto loro, hanno pochi incentivi a cedere il controllo della relazione con i clienti. Per Uber la partita si giocherà sulla capacità di integrare l'intelligenza artificiale senza sacrificare il proprio ruolo di intermediario centrale.