A inizio settembre Perplexity aveva presentato Hybrid Compute, la funzione che consente di alternare modelli cloud e locali sui computer Apple. Ora arriva l'evoluzione successiva, battezzata Perplexity Computer: l'intera elaborazione avviene direttamente sul dispositivo, senza inviare dati personali ai server. Il vantaggio è duplice, con una privacy più solida e un consumo di crediti sotto controllo, ma il prezzo da pagare è un requisito hardware tutt'altro che leggero.
Come funziona l'orchestratore locale
Computer unisce le capacità di Personal Computer e Hybrid Compute e sfrutta la potenza del Mac per eseguire i modelli Qwen 3.6 o PPLX Pro, versione ottimizzata di Qwen. L'orchestratore locale può gestire attività complesse suddivise in più fasi e, se l'utente lo autorizza, accedere al cloud per recuperare informazioni aggiornate, usare il browser e interagire con le applicazioni collegate. In questo modo può avvalersi di oltre 15 modelli AI tra i più avanzati.
Con il consenso dell'utente, Computer può operare su file e app locali come Notes, Messaggi, Mail e Numbers. Un esempio pratico: leggere la lista delle attività di un progetto in Notes, verificare in Messaggi la richiesta di un collega su un aggiornamento di budget ed estrarre da Excel i dati di spesa pianificata. Il tutto per poi preparare un riepilogo sullo stato dei lavori e inviare un invito a una riunione. L'esecuzione di codice e tool resta confinata in ambienti isolati (sandbox) con accesso controllato a file e applicazioni.
Requisiti e prezzi: la RAM è il vero collo di bottiglia
La funzione è riservata agli abbonati Pro, Max ed Enterprise tramite l'app per Mac, ma richiede almeno 36 GB di RAM, una quantità di memoria oggi piuttosto costosa. Per gli sviluppatori interessati le opzioni sono tre: un MacBook Pro con chip M5 Pro e 48 GB di RAM a 3.659 euro, un Mac mini con M5 Pro e 48 GB a 2.689 euro, oppure un Mac Studio con M5 Max e 36 GB a 3.049 euro.
La mossa di Perplexity conferma la tendenza verso un'AI sempre più eseguita sul dispositivo, che riduce la dipendenza dal cloud e protegge i dati sensibili. Il rovescio della medaglia è però chiaro: l'accesso a questa esperienza resta per ora appannaggio di utenti disposti a investire in hardware di fascia alta, mentre la maggior parte dei Mac in circolazione non raggiunge la soglia richiesta.