La decisione di Sony di dire addio ai supporti fisici sulle console PlayStation a partire da gennaio 2028 ha scatenato una reazione immediata tra i giocatori. Tra le iniziative più discusse è emersa la campagna PS5 No Disc No Buy, un movimento spontaneo nato per boicottare l'acquisto della console in risposta alla scomparsa dei giochi su disco. Tuttavia, una ricerca condotta da Cyabra, società specializzata nell'analisi delle minacce online, ha rivelato un quadro ben diverso da quello che sembrava.
Bot e account falsi dietro il clamore
Secondo quanto rilevato da Cyabra, gran parte dell'attività social legata alla protesta è stata amplificata da account fake e bot. Questi profili automatizzati hanno contribuito a gonfiare artificialmente il numero di interazioni, post e condivisioni, creando l'illusione di un movimento di massa molto più vasto di quanto fosse in realtà. L'obiettivo? Probabilmente quello di amplificare il malcontento e alimentare polemiche, sfruttando una decisione già di per sé divisiva.
Un impatto reale quasi nullo
Nonostante l'apparente eco mediatica, l'analisi suggerisce che la campagna PS5 No Disc No Buy abbia avuto scarso impatto concreto sulle vendite o sulle scelte di Sony. I veri giocatori coinvolti nel boicottaggio sembrano essere una minoranza, mentre la maggior parte delle discussioni è stata generata da profili non autentici. Questo non significa che il passaggio al digitale sia accolto positivamente da tutti, ma ridimensiona notevolmente la portata della protesta.
Il caso PS5 No Disc No Buy mette in luce quanto sia facile manipolare il dibattito online e quanto sia importante verificare le fonti prima di trarre conclusioni affrettate. Mentre Sony prosegue nella sua strategia digitale, i giocatori più tradizionalisti restano preoccupati per il futuro del collezionismo e della proprietà dei giochi. Ma la vera partita si giocherà nei prossimi anni, lontano dai riflettori dei social.