Netflix ha annunciato un nuovo giro di licenziamenti che coinvolge circa 1.000 dipendenti nei reparti prodotto, tecnologia e legale, insieme all'uscita di figure di primo piano come la chief content officer Bela Bajaria, il film chairman Dan Lin e il vicepresidente del cinema Doug Belgrad. I co-CEO Ted Sarandos e Greg Peters hanno rassicurato gli investitori sostenendo che non c'è nulla di cui preoccuparsi, ma la raffica di addii consecutivi invia un segnale tutt'altro che rassicurante. La nomina del nuovo COO Peter Rice, ex presidente di 21st Century Fox e chairman di Walt Disney Television, è presentata come la mossa per invertire la rotta.
Conti che non tornano e crescita rallentata
Il quadro è reso più cupo dai recenti risultati deludenti: obiettivi pubblicitari mancati, crescita degli abbonati fiacca e il fallimento dell'acquisizione di Warner Bros., andata a David Ellison e Paramount. Quella fusione avrebbe dato a Netflix una scorciatoia per ampliare il catalogo, aumentare la base utenti e rafforzare la presenza nelle sale cinematografiche. Sarandos ha ammesso che la società ha bisogno di «migliore esecuzione» negli Stati Uniti, dove il business «non sta crescendo tanto in fretta quanto potrebbe o vorremmo». Nonostante titoli apprezzati come Adolescence e The Diplomat, l'azienda è nota per cancellare serie prima che possano costruire un pubblico, e la comunicazione dei nuovi progetti resta spesso confusa.
Il paradosso Bajaria e la scommessa Rice
Bajaria aveva guidato l'espansione internazionale di Netflix, portando titoli come Money Heist e Squid Game, quest'ultimo diventato un fenomeno globale con tanto di Emmy. Sarandos ha dichiarato che la strategia internazionale non cambierà, ma il successo non è bastato a salvare la sua poltrona, alimentando voci di capro espiatorio. Lin, arrivato nel 2024 per contenere le spese dopo anni di contratti faraonici con registi, aveva centrato l'obiettivo ma il suo carattere brusco avrebbe creato attriti con talenti del calibro di Greta Gerwig e Ben Affleck.
La nomina di Rice suggerisce che Netflix voglia spingere ancora di più sulle sale cinematografiche: sono già in programma uscite teatrali per The Magician's Nephew e il sequel di KPop Demon Hunters. Aumentare la presenza nei cinema non risolverà tutti i problemi, ma potrebbe cambiare la percezione della piattaforma. Nel frattempo, i continui rincari restano la principale leva di crescita dei ricavi e hanno indispettito parte degli abbonati, soprattutto quando l'offerta non sembra giustificare il prezzo. La sensazione è che i problemi siano endemici e non attribuibili solo a tre dirigenti.