La disputa legale tra Apple e OpenAI si arricchisce di un nuovo capitolo. Durante un'udienza federale, la società di Sam Altman ha accettato volontariamente di non utilizzare i presunti segreti commerciali di Cupertino per tutta la durata del procedimento. Una mossa strategica arrivata dopo che il giudice Edward Davila si era dichiarato «molto probabilmente» orientato a concedere l'ingiunzione richiesta da Apple.
Le accuse e i protagonisti
La vicenda risale allo scorso luglio, quando Apple ha citato in giudizio due ex dipendenti, Chang Liu e Tang Tan, accusandoli di aver riutilizzato informazioni riservate per accelerare lo sviluppo dell'hardware consumer di OpenAI. Tan, già vicepresidente in Apple e oggi responsabile hardware della startup, avrebbe spinto i candidati a condividere dettagli protetti durante i colloqui, portando persino prototipi a sessioni di show and tell. Liu, senior systems electrical engineer per otto anni, non avrebbe restituito un portatile aziendale, usandolo per scaricare materiale riservato.
Il quadro si è complicato il 14 ottobre, quando OpenAI ha depositato una mozione sostenendo che un ex dipendente, passato da OpenAI ad Apple, avrebbe inviato oltre 100 file riservati a un account personale, presentando poi il prodotto ai vertici di Cupertino. Apple ha respinto le accuse, dichiarando di non aver trovato prove e sottolineando di vietare ai nuovi assunti l'uso di informazioni dei precedenti datori di lavoro. OpenAI ha contrattaccato, sostenendo che Apple incoraggiava l'uso di iCloud personale per il lavoro e che un errore di autenticazione avrebbe lasciato Liu con accesso ai sistemi anche dopo le dimissioni.
L'accordo e i limiti imposti dal giudice
Come parte dell'intesa, OpenAI si è impegnata a raccogliere immagini forensi dei dispositivi di 14 dipendenti che potrebbero contenere informazioni riservate di Apple. Il giudice Davila avrà piena autorità per far rispettare gli impegni: in caso di inadempienza, la società potrà essere soggetta a sanzioni. L'accordo non equivale a un'ammissione di responsabilità, ma attribuisce alla corte federale un potere di supervisione diretto su una delle dispute tecnologiche più delicate del momento.
Davila ha però ridimensionato alcune richieste di Apple: l'ispezione di ogni dispositivo e repository potenzialmente contenente segreti è stata definita un «huge ask», un'esigenza eccessiva. L'avvocato di Apple, John M. Desmarais, ha ristretto il campo, precisando che le ispezioni si concentreranno su un gruppo ristretto di ex dipendenti, perché OpenAI non conta «400 bad apples» ma soltanto «a few bad apples» già identificati. Il giorno precedente, Davila aveva già ordinato la consegna di immagini forensi, checklist e script usati nei colloqui con candidati ex-Apple, respingendo invece l'accesso a documenti su finiture metalliche, gestione dell'energia e batterie.