Quanti caricatori giacciono inutilizzati nei cassetti di casa? Almeno uno per smartphone, uno per il notebook, uno per il tablet, spesso con connettori proprietari ormai obsoleti. La buona notizia è che lo standard USB-C Power Delivery e la normativa europea stanno finalmente svuotando quei cassetti: un solo alimentatore può ricaricare telefoni, cuffie, console portatili e persino ultrabook. La cattiva notizia? Scegliere il modello giusto non è affatto banale.
USB-C non significa ricarica veloce
La sigla USB-C indica solo la forma del connettore, ovale e reversibile. È il protocollo Power Delivery (PD) a fare la differenza: negozia con il dispositivo i profili di tensione (5, 9, 12, 15 o 20 Volt) per erogare la massima potenza compatibile. Un laptop richiede 20 Volt, che un caricatore da smartphone non può fornire; la Nintendo Switch ne chiede 15. Per questo la prima cosa da cercare non è la porta USB-C, ma la dicitura USB-C PD 3.2, l'ultima versione dello standard, garanzia di compatibilità con il maggior numero di apparecchi.
Watt, GaN e porte multiple: come orientarsi
Quanti Watt servono? La tentazione è prendere sempre il massimo, ma potenze elevate significano caricatori più costosi, pesanti e ingombranti. La soglia dei 45 W copre i notebook sottili con qualche compromesso, mentre i 65 W rappresentano il taglio più versatile: ricaricano MacBook Air e la maggior parte degli ultrabook Windows. Oltre i 100 W si entra nel territorio di workstation portatili o di chi vuole alimentare due dispositivi impegnativi insieme. La tecnologia GaN (nitruro di gallio) permette di gestire potenze elevate con dimensioni ridotte e meno calore: un caricatore da 65 W sta in tasca, ma attenzione, la dimensione non è più indicativa della potenza.
Attenzione anche alla distribuzione: nei modelli con più porte, la potenza indicata è aggregata. Un caricatore da 140 W con tre USB-C e una USB-A eroga tutti i 140 W su una sola porta, oppure 65 W ciascuno a due MacBook Air, o ancora alimenta PC, tablet, smartphone e smartwatch contemporaneamente. Basta leggere gli schemi di ripartizione nei dettagli tecnici per non avere sorprese.
Infine, il cavo: non è un accessorio passivo. Molti cavi in circolazione si fermano a 60 W, alcuni anche meno, e le correnti elevate li farebbero surriscaldare. Per questo gli smartphone con ricarica rapida proprietaria (fino a 120 W) richiedono cavo e alimentatore specifici. Prima di acquistare, verificate che il cavo supporti la potenza del vostro caricatore: è l'ultimo tassello per un ecosistema di ricarica davvero universale.