Il settore aerospaziale italiano potrebbe presto vivere una svolta epocale. Secondo quanto emerso nelle ultime ore, un consorzio di investitori nostrani sarebbe pronto a rilevare il 67% di Thales Alenia Space Italia, lasciando il restante 33% a Leonardo. L'operazione non si limiterebbe a un semplice acquisto di stabilimenti e personale, ma punterebbe a trasferire contratti, proprietà intellettuale, software e, soprattutto, la cosiddetta design authority: la capacità di decidere come un sistema spaziale viene progettato ed evoluto nel tempo.
I numeri di un potenziale gigante
Per capire la portata dell'operazione bastano i dati del 2024: Thales Alenia Space Italia ha superato 1 miliardo di euro di ricavi, con un EBIT di circa 116 milioni e 1,725 miliardi di nuovi ordini. Numeri che raccontano un'azienda solida, già protagonista in Europa e nel mondo, ma che oggi opera all'interno di un gruppo franco-italiano con equilibri complessi. Separare le attività italiane significherebbe creare un campione nazionale in grado di competere con i grandi player globali, sulla scia di quanto fatto da Elon Musk negli Stati Uniti con SpaceX.
Perché conta la design authority
Il vero valore dell'operazione non risiede negli impianti, ma nel controllo delle competenze strategiche. La design authority permette di definire architetture, standard e roadmap tecnologiche: senza di essa, l'Italia resterebbe un semplice fornitore di componenti, subordinato a decisioni prese altrove. Con essa, il Paese potrebbe finalmente ambire a guidare missioni commerciali e istituzionali, attrarre investimenti e trattenere i migliori talenti. La partita è aperta: se l'ipotesi diventasse concreta, ridisegnerebbe una fetta importante dell'industria spaziale italiana.