Quasi 200.000 richieste a un modello AI in due minuti, tutte a carico della vittima: è l'attacco con cui Luca Nilo Livrieri, Senior Director Sales Engineering Southern Europe di CrowdStrike, ha aperto il suo intervento. Un esempio concreto di come gli agenti AI possano diventare un vettore di attacco se non adeguatamente controllati. Secondo Livrieri, un agente AI va trattato esattamente come un nuovo dipendente: va censito, monitorato e gestito con policy di sicurezza ben definite.
Perché gli agenti AI sono come nuovi assunti
Proprio come un neoassunto ha accesso a risorse aziendali, un agente AI può interagire con sistemi, dati e altri servizi. Se non viene registrato in un inventario e tenuto sotto osservazione, diventa un punto cieco per la sicurezza. Livrieri sottolinea la necessità di un censimento accurato: sapere quanti agenti operano, cosa fanno e quali permessi hanno. Solo così si può evitare che un agente compromesso scateni attacchi come quello delle 200.000 richieste, che possono saturare le risorse e generare costi enormi.
Monitoraggio e difesa: le best practice
Il monitoraggio continuo è l'altra gamba della strategia. Gli agenti AI vanno osservati come si farebbe con un dipendente: log delle attività, limiti di utilizzo e rilevamento di comportamenti anomali. CrowdStrike consiglia di applicare il principio del minimo privilegio, riducendo al massimo i permessi concessi. Inoltre, è fondamentale proteggere i modelli da richieste malevole, magari con rate limiting e autenticazione robusta. Solo con un approccio strutturato le aziende possono sfruttare la potenza degli agenti AI senza esporre i propri sistemi a rischi incontrollati.