Il dibattito sull'impiego dell'intelligenza artificiale nella produzione televisiva arriva ai vertici della BBC e coinvolge direttamente Doctor Who, una delle serie più iconiche dell'emittente britannica. Matt Brittin, direttore generale della BBC, ha raccontato durante la conferenza della Royal Television Society a Londra di aver ricevuto un episodio della serie realizzato interamente con l'AI, giudicandone il risultato "piuttosto bello". La rivelazione ha immediatamente acceso il dibattito sul futuro della creatività televisiva e sul ruolo che l'intelligenza artificiale potrà ricoprire nell'industria dell'intrattenimento.
Le dichiarazioni di Brittin e il potenziale dell'AI
"Tutti hanno la possibilità nelle proprie mani - o meglio, sei miliardi di persone ce l'hanno - di creare contenuti allo standard di uno studio hollywoodiano", ha dichiarato Brittin, secondo quanto riportato da Variety. Il dirigente ha poi aggiunto: "Qualcuno mi ha mandato l'altro giorno un episodio di 50 minuti di Doctor Who generato dall'AI. È piuttosto bello". Brittin non ha fornito ulteriori dettagli sull'episodio: non è noto chi lo abbia realizzato, con quali strumenti o modelli, né se siano stati utilizzati volti e voci di attori esistenti oppure personaggi completamente sintetici. Resta inoltre incerto se il contenuto sia stato prodotto come esperimento indipendente o con qualche forma di coinvolgimento della BBC.
Il dirigente ha comunque voluto precisare che l'intelligenza artificiale non sarebbe destinata a sostituire le persone. "Non sostituirà gli esseri umani, e arriveremo a questo punto. Quindi tutti sono creatori", ha affermato Brittin, aggiungendo: "Non tutta la creatività è negativa. In alcuni casi non è perfetta, ma guardate cosa si può fare, e tutto questo sta cambiando continuamente". Le sue parole sembrano voler tracciare una linea di equilibrio tra entusiasmo tecnologico e tutela delle professionalità creative.
Il contesto della conferenza e le reazioni del settore
Le dichiarazioni arrivano in un momento in cui l'AI è uno dei temi centrali della Royal Television Society Conference di quest'anno, ospitata da Amazon e intitolata "United in change, if not now when?". Durante l'apertura dell'evento, anche Kelly Day, responsabile internazionale di Prime Video, ha invitato l'industria televisiva ad adottare la tecnologia, sostenendo che "l'AI non sostituisce l'immaginazione, la amplifica". Un messaggio che conferma come le principali piattaforme stiano guardando con crescente interesse alle potenzialità dei modelli generativi applicati alla produzione audiovisiva.
Brittin è arrivato alla guida della BBC all'inizio del 2026 dopo 18 anni trascorsi in Google, dove ha ricoperto anche il ruolo di presidente per le attività in Europa, Medio Oriente e Africa. Lo stesso dirigente ha raccontato di aver inizialmente rifiutato l'incarico: "Mi hanno chiamato e ho detto: 'Non posso fare il lavoro, non sono un produttore di programmi. Non sono un giornalista'". Successivamente sarebbe stato convinto che il suo essere un esterno al settore potesse rappresentare un elemento utile, ma solo lavorando insieme alle professionalità interne all'emittente. Un dettaglio che rende ancora più significativa la sua apertura verso le nuove tecnologie.
Il riferimento a un episodio di Doctor Who generato dall'AI non significa che la BBC abbia annunciato l'introduzione di contenuti generativi nella produzione ufficiale della serie. Tuttavia, la questione si inserisce in un confronto più ampio sul ruolo dell'intelligenza artificiale nell'industria audiovisiva. La tecnologia può già generare immagini, animazioni, voci e sequenze video, ma l'integrazione di questi elementi in una produzione televisiva completa pone questioni ulteriori rispetto alla semplice qualità dei singoli fotogrammi: continuità dei personaggi, recitazione, montaggio, coerenza narrativa, diritti sulle opere utilizzate per l'addestramento e consenso degli interpreti sono alcuni degli aspetti ancora al centro del dibattito. Il caso di Doctor Who, serie amatissima e con una base di fan particolarmente attenta, rappresenta dunque un banco di prova simbolico per misurare quanto l'AI possa spingersi oltre la sperimentazione e diventare parte integrante, o persino alternativa, dei processi produttivi tradizionali.