Hollywood è spaccata a metà sull'intelligenza artificiale. Mark Wahlberg si schiera tra i possibilisti: l'AI va bene, a patto di usarla nel modo giusto. Attore, regista e angel investor, Wahlberg non demonizza la tecnologia, ma fissa un confine chiaro tra potenziamento e sostituzione.
Il banco di prova del film su Pete Rose
Il test arriverà con il film dedicato a Pete Rose, in cui interpreterà il protagonista. Le riprese costano parecchio, ammette, e l'idea è sfruttare l'AI per ricostruire lo stadio e riempire gli spalti con una folla che non è mai esistita. In quel caso, spiega, nessuno griderebbe allo scandalo: si tratta di scenografie, non di persone.
Il limite però resta invalicabile. Wahlberg non accetta l'idea di far scrivere una sceneggiatura a ChatGPT e girarla senza attori in carne e ossa. Se l'AI serve a potenziare il lavoro, lui è dalla parte della tecnologia; se lo sostituisce, no.
La nostalgia dell'età dell'oro degli effetti speciali
Wahlberg racconta di aver vissuto da vicino gli anni d'oro della computer grafica: dal primo Jurassic Park a La tempesta perfetta, con quell'onda alta cento piedi in ogni trailer. Erano i tempi in cui gli effetti sembravano magia e il pubblico entrava in sala a bocca aperta. Oggi, dice, replicare quella meraviglia è più difficile e i film trainati dagli effetti lo convincono meno: preferisce le storie vere, perché un dinosauro ben fatto dura un'ora e mezza, mentre un personaggio scritto bene resta in testa per anni.
Alla domanda di Connie Loizos, direttrice di TechCrunch, sul CAA Vault — la struttura dove gli attori vengono scansionati da capo a piedi per creare repliche digitali — Wahlberg risponde di non esserci mai stato, ma la curiosità c'è. Se il futuro prende quella strada, gli piacerebbe che figli e nipoti potessero gestire la sua immagine e magari inserirlo in qualche film: un'eredità bizzarra, trasferibile come un'azienda di famiglia.
Si spinge oltre: se la serie animata Ted dovesse proseguire per decenni con una versione AI della sua voce e del suo volto, per lui andrebbe bene. Se il pubblico vorrà ancora vederla e lui non potrà più interpretarla, perché no? Fa un certo effetto sentirlo parlare del proprio volto come di un bene da affittare ai posteri.