Abdulrahman Alfozan, ex ingegnere trentacinquenne di OpenAI, resterà in carcere in attesa del processo. Il magistrato federale Alex G. Tse ha respinto la richiesta di scarcerazione presentata dalla difesa al tribunale di San Francisco, ritenendo concreto il rischio che l'imputato possa lasciare gli Stati Uniti e sottrarsi al procedimento. L'uomo è accusato di aver installato dispositivi di registrazione clandestini negli uffici dell'azienda.
L'arresto risale al 9 ottobre, quando il Dipartimento di Giustizia ha contestato ad Alfozan l'utilizzo o il tentativo di utilizzo di un dispositivo per intercettare comunicazioni orali. Secondo l'accusa, l'ex dipendente avrebbe nascosto un registratore dietro un televisore in una sala riunioni. Nell'incartamento dell'FBI figurano le fotografie del dispositivo, avvolto in carta igienica, e di un uomo identificato come Alfozan mentre controlla lo spazio dietro lo schermo. OpenAI lo ha licenziato, precisando di non aver trovato prove che abbia sottratto i pesi dei modelli di intelligenza artificiale, il codice sorgente o i dati dei clienti.
Il quadro investigativo si allarga
La procura, rappresentata dall'avvocato federale Craig Missakian, delinea un quadro più ampio del singolo dispositivo. Secondo gli investigatori, l'ex ingegnere avrebbe installato almeno un altro registratore negli edifici di OpenAI. Sul suo iPhone sarebbero state trovate immagini di ulteriori apparecchi nascosti e dei pannelli di ingresso e uscita di televisori in diverse sedi, compresa un'altra sala usata per riunioni sensibili. Almeno uno dei dispositivi sarebbe rimasto attivo per più giorni, anche durante un incontro riservato con funzionari del governo statunitense: per la procura la condotta potrebbe rappresentare un pericolo per la sicurezza nazionale.
Gli inquirenti ritengono inoltre che Alfozan abbia sfruttato un agente di produttività di OpenAI per individuare le sale più adatte alle registrazioni. Tramite l'account ChatGPT della moglie avrebbe cercato informazioni su come modificare i dispositivi per avviare la registrazione automatica al rilevamento della voce e consentirne il controllo remoto. Sul telefono sarebbero emersi messaggi WhatsApp con un membro della famiglia reale saudita, scambiati dal 2025 fino al 5 ottobre. In una conversazione, alla frase "l'Arabia Saudita ha più bisogno di te degli Stati Uniti", Alfozan avrebbe risposto "100". Il 4 ottobre avrebbe inoltre aperto una cartella denominata "Saudi Gov Docs".
Biglietti di sola andata e cauzione da un milione
Elemento decisivo per la decisione del giudice sono i piani di trasferimento della famiglia. Secondo la procura, l'ingegnere aveva già prenotato un biglietto di sola andata per Riyadh per sé, la moglie e il figlio, pagato dal governo saudita. Dopo l'arresto, i familiari avrebbero prenotato un volo anticipato per lasciare gli Stati Uniti, con un altro biglietto di sola andata in classe business verso Doha acquistato da un membro delle forze armate saudite. La difesa ha proposto gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico e una cauzione da circa un milione di dollari, ma il giudice ha osservato: "Esiste un rischio concreto che, una volta partito, il procedimento si concluda di fatto". L'FBI ha sequestrato il passaporto saudita, ma per la procura potrebbe ottenerne di nuovi. La prossima udienza è fissata all'inizio di novembre; l'accusa attuale prevede fino a cinque anni di reclusione.