Toyota alza la voce contro Bruxelles. In vista degli obiettivi climatici per il 2030 e il 2035, il colosso giapponese chiede all'Unione Europea di rivedere le norme sulle emissioni di CO₂ e sul Made in Europe, sostenendo che i target attuali siano irrealistici. La casa nipponica propone una finestra di conformità più ampia per il 2030 e maggiore flessibilità sul programma del 2035, puntando su un approccio pragmatico alla transizione.
Numeri che non tornano
La normativa vigente impone ai costruttori di ridurre del 55% le emissioni medie di CO₂ nel periodo 2030-2034 rispetto ai livelli del 2021. Secondo Toyota, rispettare questo vincolo richiederebbe una quota di auto elettriche superiore al 55% delle nuove immatricolazioni, mentre le previsioni di mercato indicano una penetrazione ferma al 45% nel 2030. Il rischio è che le aziende finiscano per pagare sanzioni anziché investire in tecnologia, rallentando di fatto la transizione.
Sul tavolo anche il bando totale dei motori termici dal 2035, che Toyota contesta per mancanza di neutralità tecnologica. La norma si estende anche ai veicoli commerciali leggeri, creando limiti economici e tecnologici legati ad autonomia, tempi di ricarica e portata utile. Un ulteriore punto di attrito riguarda l'Industrial Accelerator Act, presentato dalla Commissione a marzo: Toyota chiede di abbassare dall'85% al 70% la soglia delle immatricolazioni conformi ai requisiti di assemblaggio europeo.
Dal Made in Europe al Made with Europe
La proposta più ambiziosa è un cambio di filosofia: sostituire i vincoli di assemblaggio circoscritti alla sola Ue con l'approccio Made with Europe, includendo partner esteri selezionati come Regno Unito, Turchia, Corea del Sud, Canada e Giappone attraverso accordi di libero scambio. Un bacino stimato di 31 milioni di veicoli che garantirebbe al mercato europeo di restare rilevante a livello mondiale, con l'obbligo del 70% di contenuto locale dopo tre anni dall'entrata in vigore della norma.
Le argomentazioni di Toyota trovano terreno fertile. Già nel 2023 l'Ue aveva aperto a un'eccezione per i carburanti sintetici dopo il 2035, e una proposta in fase legislativa punta a ridurre al 90% il target zero emissioni, esattamente ciò che chiede la casa nipponica. Anche Francia e Germania hanno accettato la soglia del 90% e proposto requisiti di contenuto europeo al 70%, segnando una convergenza politica sempre più concreta.