Le aziende tecnologiche stanno spingendo per ridefinire il concetto di registrazione. Con l'avvento dell'hardware basato sull'intelligenza artificiale, dispositivi che ascoltano e osservano costantemente non dovrebbero più essere considerati registratori. L'idea è che se i dati non vengono salvati ma solo elaborati in tempo reale, non si tratti di vera registrazione. Ma è davvero così?
La nuova frontiera: vedere e ascoltare senza salvare
Secondo indiscrezioni riportate da Mark Gurman di Bloomberg, Apple starebbe lavorando a una telecamera per la smart home che non salva video, ma utilizza l'IA per generare descrizioni testuali di ciò che accade. Allo stesso modo, i futuri AirPods potrebbero avere telecamere che non registrano. Apple ha già introdotto funzioni come Live Rewind e Siri Recap sull'Apple Watch, che trascrivono o riassumono le conversazioni senza conservare l'audio grezzo. La società sostiene che questi dati vengano eliminati dopo l'elaborazione in un exclave sicuro sul processore S11, e che nulla venga inviato al cloud senza protezione.
Anche Google sta valutando un approccio simile. Sandeep Waraich, senior director dei wearables, ha dichiarato a The Verge che le telecamere sugli occhiali intelligenti potrebbero non registrare, ma limitarsi a elaborare le immagini con l'IA. In questo modo, la telecamera sarebbe "solo" un sensore di immagini. Tuttavia, sorge spontanea una domanda: se vengono generati trascritti o riassunti, non si tratta comunque di dati conservati e consultabili? E allora perché non dovrebbero essere considerati registrazioni?
Privacy e norme sociali: il vero nodo
Il dibattito non è solo tecnico ma anche sociale. La registrazione implica la conservazione di un momento, che può essere rivisto e potenzialmente usato in tribunale. Se le aziende definiscono "registrazione" solo ciò che viene salvato, stanno di fatto aggirando le aspettative di privacy. Inoltre, mancano norme universali per segnalare quando un dispositivo sta registrando. Gli occhiali Ray-Ban Meta, ad esempio, usano una luce bianca pulsante, ma il colore universalmente riconosciuto per la registrazione è il rosso. Una persona meno esperta potrebbe non capire il significato di quella luce, che per giunta può essere facilmente nascosta da frangia o luce solare.
La confusione aumenta perché dispositivi che registrano assomigliano sempre più a quelli che non lo fanno. Se si aggiungono telecamere che non registrano a occhiali intelligenti, come distinguerli da quelli che invece registrano? E se un anello come Oura Ring (senza microfono) assomiglia a un Vocci Ring (con microfono), come può un utente comune riconoscere la differenza? La vera preoccupazione non è la telecamera o il microfono in sé, ma la consapevolezza che un frammento di noi possa essere conservato in un dispositivo altrui senza sapere come verrà usato.
Per funzionare bene, l'IA ha bisogno di conoscerci profondamente: deve vedere ciò che vediamo, sentire ciò che sentiamo e ricordare le nostre azioni. Questo significa che deve registrare la nostra vita. Le aziende hanno forti incentivi a raccogliere questi dati: i dati personali sono denaro, il denaro è potere e il potere è influenza. Ma cosa otteniamo in cambio? Promesse vaghe di comodità? È tempo di raggiungere un consenso sociale su cosa costituisce una registrazione e su chi, se qualcuno, può cambiarne la definizione.