SpaceX ha ripreso le operazioni di lancio per la propria costellazione Starlink con una missione partita dalla base di Vandenberg, in California. Il Falcon 9 ha portato in orbita 27 satelliti, segnando il ritorno al volo dopo una pausa di oltre tre settimane. Un intervallo insolito per un razzo che negli ultimi anni ci ha abituati a una cadenza quasi settimanale, ma che conferma come il vettore resti il cavallo di battaglia dell'azienda di Elon Musk.
Un addio annunciato, ma non imminente
Nonostante il successo, il Falcon 9 si avvia verso il tramonto. SpaceX sta investendo massicciamente in Starship, il sistema completamente riutilizzabile destinato a prendere il suo posto. Tuttavia, la strada è ancora lunga: il Falcon 9 ha accumulato centinaia di missioni consecutive riuscite, un record di affidabilità che nessun altro razzo può vantare. Sostituirlo non significa solo costruire un nuovo veicolo, ma eguagliare una macchina quasi perfetta.
Perché la transizione sarà complicata
Il Falcon 9 è un concentrato di efficienza: costo contenuto, riutilizzo rapido del primo stadio e una versatilità che gli permette di lanciare satelliti commerciali, cargo e astronauti verso la Stazione Spaziale Internazionale. Starship, per quanto ambiziosa, deve ancora dimostrare di poter garantire la stessa regolarità operativa. Nel frattempo, ogni lancio del Falcon 9 è un tassello che tiene in piedi il business Starlink, la rete internet satellitare che conta ormai migliaia di unità in orbita.
La missione di Vandenberg non è solo un numero: è il segnale che SpaceX continua a spingere sull'acceleratore mentre prepara il futuro. L'addio al Falcon 9 arriverà, ma sarà un passaggio di consegne tutt'altro che indolore.