Bill Gates non è un doomer dell'intelligenza artificiale, ma il suo tono si è fatto decisamente più duro. Il cofondatore di Microsoft, oggi presidente della Gates Foundation, ha spiegato in una lunga intervista che la transizione verso l'era dell'IA sarà «una delle fasi più turbolente della storia umana», con effetti destinati a protrarsi per circa venti anni. Una prospettiva che, secondo lui, richiede una preparazione politica e sociale immediata, non rinviabile.
L'IA come «arma più pericolosa di sempre»
Gates non usa mezzi termini: l'IA è «la cosa più pericolosa a cui gli esseri umani si siano mai avvicinati», capace di far sembrare le armi nucleari quasi innocue al confronto. Il punto, però, non è demonizzare la tecnologia: il miliardario resta convinto che possa essere un beneficio enorme, a patto di plasmarla nella direzione giusta. La sua preoccupazione riguarda la velocità con cui le capacità avanzano — dalla scrittura di codice all'individuazione di falle informatiche, dal ragionamento in biologia alla capacità di instaurare relazioni con le persone — rispetto alla lentezza delle risposte normative.
Secondo Gates, la minaccia più concreta nel breve periodo arriva dai modelli privi di salvaguardie, quelli da cui è possibile rimuovere ogni filtro e che diventano strumenti potenti nelle mani di cyberattaccanti e bioterroristi. Non conta quale modello si scelga: ciò che rileva è se le protezioni restano attive. Per questo la risposta dell'industria e della Casa Bianca gli appare inadeguata rispetto all'urgenza del problema.
Una frattura sociale in arrivo
Lo scenario che preoccupa di più Gates è però di natura sociale. Le prossime due decadi di sconvolgimenti potrebbero essere così dolorose da spaccare la società in due: da un lato chi vive con agio vicino alla frontiera tecnologica, dall'altro chi la rifiuta in blocco. Un divario che si somma alle tensioni sul lavoro e al nichilismo che il fondatore di Microsoft vede nelle generazioni più giovani rispetto al progresso.
La sua conclusione è che l'umanità debba trovare il modo di controllare e allineare l'IA ai propri valori, anche quando non c'è accordo su cosa sia davvero l'intelligenza artificiale o su quale grado di coscienza possieda. Le soluzioni tecniche dovranno funzionare tanto per i modelli chiusi quanto per quelli open source. «Non possiamo limitarci a sperare che vada bene», è il senso del suo appello: il tempo per intervenire è adesso, prima che la frattura diventi irreparabile.