OpenAI ha licenziato e denunciato all'FBI un proprio dipendente, il cittadino saudita Abdulrahman Alfozan, con l'accusa di aver nascosto una cimice in una sala riunioni riservata ai dirigenti. L'uomo è stato arrestato il 9 ottobre, circa una settimana dopo che l'azienda aveva scoperto l'attività di spionaggio.
Un dispositivo sofisticato
La cimice era piuttosto avanzata, spiega OpenAI, che ha utilizzato anche i propri modelli interni per analizzarla: disponeva di un sistema di crittografia avanzato, poteva attivare la registrazione automaticamente quando rilevava delle voci e aveva un meccanismo di trasferimento dei dati studiato per eludere controlli e misure di sicurezza. Era stata collegata alla porta USB di uno dei televisori presenti nella stanza. I dettagli sul dispositivo rimangono scarsi, ma l'azienda ha identificato il dipendente che lo aveva piazzato pochi giorni prima.
La reazione di OpenAI
In una nota, OpenAI ha dichiarato: "Abbiamo scoperto un sofisticato dispositivo di registrazione nascosto in uno dei nostri uffici. Abbiamo usato i nostri modelli per capire cosa fosse e da dove venisse, identificando un dipendente specifico che lo aveva installato pochi giorni prima. Abbiamo segnalato il caso all'FBI e siamo grati agli agenti e ai procuratori che hanno agito rapidamente per arrestarlo. L'indagine dell'FBI è in corso e continueremo a supportare il loro lavoro". L'azienda ha aggiunto di non avere indicazioni di accessi impropri a pesi dei modelli, codice sorgente o dati dei clienti. Il dipendente è stato licenziato.
OpenAI ha sottolineato che la protezione della tecnologia, dei dati e delle persone è una questione di importanza nazionale. Il programma di sicurezza è progettato per difendersi da una vasta gamma di attori malevoli, dai rischi interni ai criminali informatici fino agli stati nazionali, e questo caso dimostra come l'intelligenza artificiale possa aiutare a contrastare minacce sofisticate.