Gli utenti che utilizzano un account Microsoft 365 aziendale nelle applicazioni Mail e Calendario del Mac potrebbero presto imbattersi in problemi di sincronizzazione. Microsoft ha infatti dato il via alla dismissione graduale di Exchange Web Services (EWS), il protocollo ancora impiegato da macOS per dialogare con Exchange Online. Il processo è iniziato lo scorso ottobre e viene applicato progressivamente ai vari tenant aziendali, il che significa che il disservizio non colpirà tutti contemporaneamente: alcuni potranno continuare a usare Mail e Calendario senza intoppi ancora per diverso tempo.
Perché EWS sta scomparendo
EWS è ormai una tecnologia considerata obsoleta. Microsoft aveva smesso di introdurre nuove funzionalità nel protocollo già nel 2018 e nel 2023 aveva annunciato l'intenzione di rimuoverlo da Exchange Online. La piattaforma verso cui l'azienda di Redmond sta migrando i propri servizi è Microsoft Graph, l'API moderna che centralizza l'accesso a dati, identità e servizi dell'ecosistema Microsoft 365.
Per il momento le organizzazioni possono ancora mantenere attivo EWS: gli amministratori IT hanno la possibilità di abilitarlo e di autorizzare le applicazioni che devono continuare a utilizzarlo. Si tratta però di una soluzione temporanea. Microsoft prevede di interrompere definitivamente EWS su Exchange Online dal 1° aprile 2027, senza ulteriori proroghe annunciate.
Il nodo Apple e le alternative per le aziende
La questione coinvolge direttamente Apple, perché le app Mail, Calendario, Contatti, Note e Promemoria di macOS si affidano ancora a EWS per gestire gli account Exchange Online. Apple ha confermato di essere al lavoro con Microsoft per migrare queste applicazioni sulle API di Microsoft Graph tramite un futuro aggiornamento di macOS 27. Al momento, tuttavia, il supporto non è ancora disponibile.
In attesa di tale aggiornamento, le aziende interessate possono continuare ad autorizzare EWS oppure indirizzare i propri utenti verso un client già compatibile con Microsoft Graph, come Microsoft Outlook. La vicenda rappresenta un ulteriore segnale della transizione in corso verso architetture più moderne e integrate, ma mette anche in luce quanto l'ecosistema Apple dipenda ancora da tecnologie legacy per l'integrazione con i servizi cloud di Microsoft.