La copertina di Grand Theft Auto è una delle più riconoscibili nella storia dei videogiochi: un collage di vignette in stile fumetto, con personaggi che si sovrappongono in pose dinamiche. Eppure, dietro quel design iconico non c'è una geniale intuizione artistica, bensì una emergenza. A rivelarlo è Dan Houser, cofondatore di Rockstar Games e mente creativa della serie fino al 2018, in una recente intervista a IGN.
Una soluzione dell'ultimo minuto
Houser ha spiegato che il team si trovò improvvisamente senza una copertina da consegnare. La grafica originale non funzionava e i tempi stringevano. Così, per evitare ritardi, si optò per un collage di illustrazioni già pronte, assemblate in fretta e senza un piano preciso. Quella che doveva essere una pezza temporanea divenne invece il marchio di fabbrica della saga.
Il risultato piacque immediatamente: le vignette comunicavano caos, azione e una certa dose di ironia, perfettamente in linea con lo spirito del gioco. Da GTA III in poi, lo stile è rimasto praticamente invariato, diventando un simbolo riconoscibile anche da chi non ha mai giocato un titolo della serie.
L'eredità di un errore fortunato
La storia della copertina di GTA è l'ennesima prova di come, nel mondo dello sviluppo videoludico, l'improvvisazione possa talvolta generare icone durature. Houser, che ha lasciato Rockstar nel 2018, continua a essere una figura di riferimento per l'industria. La sua rivelazione aggiunge un tassello affascinante alla mitologia di una delle serie più influenti di sempre, ricordandoci che anche i grandi marchi possono nascere da una semplice urgenza.