Rian Johnson, regista di Knives Out e The Last Jedi, è un appassionato di fotografia analogica: sul set lo si vede spesso con una Leica M6 al collo per documentare la produzione su pellicola. Eppure, ammette, a volte è più comodo affidarsi al telefono. Da qui la domanda che lo ha portato a creare Chromagraph Camera, un'app iOS da 13 dollari che bypassa parte dell'elaborazione immagini di Apple e applica lo stesso look usato nei suoi film.
Un look hollywoodiano a portata di smartphone
L'app è nata insieme al direttore della fotografia di lunga data Steve Yedlin, convinto che con gli algoritmi giusti non ci sia differenza percepibile tra un'immagine su pellicola e una digitale. Yedlin aveva già sviluppato script di color grading per dare ai film di Johnson l'aspetto organico della celluloide, strumenti poi estesi ai file RAW e alle scansioni. «Sapevo che poteva farcela», racconta Johnson. «L'ho chiamato e l'ho un po' bullizzatovo a chiedere: possiamo farlo per le foto dell'iPhone?».
L'interfaccia è volutamente essenziale, con poche impostazioni principali per esposizione, modalità burst e regolazione del colore. Ma il vero punto di forza è la possibilità di importare RAW già scattati e processarli con la pipeline cinematografica di Yedlin, ritoccando tono, saturazione e texture. Johnson stesso aveva provato di tutto: scatti con l'app nativa e ritocchi in Snapseed, poi app RAW di terze parti, finendo per perdersi tra file e slider infiniti. «Mi sembrava di vagare nel bosco senza sapere come ci fossi arrivato», dice.
Perché la fotografia computazionale ha perso carattere
La riflessione nasce da una constatazione: le foto di default dei telefoni moderni appaiono più nitide, luminose e cliniche rispetto al passato. Apple ha aggiunto pannelli con grana e aloni sull'iPhone 18 Pro, Google ha introdotto i «Camera Looks» sul Pixel 11, ma secondo Johnson nessuno di questi strumenti offre il controllo di un RAW. Il regista ricorda con affetto anche i primi esperimenti: un Nokia con fotocamera «spazzatura» che però produceva immagini granulose, contrastate e piene di carattere.
Nonostante il successo — nel weekend Chromagraph è diventato virale sui social, con utenti stupiti dai risultati rispetto ai default di Apple — Johnson resta legato alla fotografia analogica. Ha persino allestito una camera oscura in casa e sperimenta con la wet plate 8x10. «È come pescare per nerd», sorride. «Per me conta il processo stesso».