L'Europa accelera sull'elettrico, l'Italia rallenta. A ottobre 2026 le auto elettriche pure rappresentano appena il 6% del mercato italiano, in flessione rispetto al 7,6% di settembre. Un dato che colloca il nostro Paese in fondo alla classifica continentale, nonostante una lieve crescita delle immatricolazioni su base annua. La media Ue segna invece un +26,5%: un divario che pesa e che racconta due velocità diverse.
Numeri che pesano
Il mercato italiano delle vetture a batteria resta fragile: la quota di BEV (veicoli elettrici a batteria) si ferma a una cifra esigua, mentre il resto d'Europa spinge sull'acceleratore. I dati diffusi dalle associazioni di settore confermano che la crescita italiana c'è, ma è troppo lenta per colmare il gap con i principali partner. A frenare sono soprattutto i prezzi elevati, la rete di ricarica ancora incompleta e l'incertezza sugli incentivi, che continua a condizionare le scelte degli automobilisti.
Perché l'Italia resta indietro
Il confronto con il +26,5% europeo è impietoso. Mentre Germania, Francia e Spagna registrano volumi in forte aumento, l'Italia sconta un ritardo strutturale: le colonnine di ricarica sono distribuite in modo disomogeneo, con le grandi città avvantaggiate rispetto alle aree interne, e il costo iniziale delle auto elettriche resta superiore alla media dei modelli termici. A questo si aggiunge un quadro normativo poco stabile, che scoraggia chi vorrebbe passare all'elettrico ma teme di restare senza supporti concreti.
La partita si gioca tutta nei prossimi mesi: senza un piano chiaro su incentivi e infrastrutture, l'Italia rischia di restare il fanalino di coda d'Europa, proprio mentre Bruxelles spinge verso la transizione. Il +26,5% continentale è un segnale forte: il mercato c'è, ma il nostro Paese non lo sta cavalcando.