Signal amplia le funzionalità di backup con l'arrivo della modalità locale anche su iOS, dopo l'introduzione su Android circa un anno fa. La software house ha annunciato la novità spiegando nel dettaglio le differenze tra il salvataggio dei messaggi direttamente sul dispositivo e quello sul cloud. L'obiettivo è offrire agli utenti maggiore flessibilità nella gestione dei propri dati, mantenendo al centro la crittografia end-to-end che da sempre contraddistingue l'app di messaggistica.
Il backup locale ora parla lo stesso linguaggio su tutte le piattaforme
Il backup locale, o on-device, è disponibile da tempo su Android, ma con la versione 8.30 adotta lo stesso formato utilizzato dalle app desktop e iOS. Questo significa che il file di backup può essere creato e ripristinato su ogni piattaforma supportata, ovvero Android, iOS, Windows, macOS e Linux, garantendo una sincronizzazione cross-platform rapida e senza intoppi. Per ridurre lo spazio occupato da foto e video sul dispositivo, Signal ha aggiunto l'opzione che consente di salvare solo una miniatura dei file multimediali: le copie complete possono essere scaricate dal cloud, ma è necessario un abbonamento attivo. A titolo esemplificativo, un vecchio video da 5 GB occupa così solo 600 MB. Con 1,99 dollari al mese si può anche eliminare la limitazione dei 45 giorni, sfruttando i 100 GB di spazio disponibile sul cloud.
Sicurezza e gestione delle chiavi: il vero discrimine tra locale e cloud
La versione desktop offre un'alternativa interessante: quando l'utente apre una conversazione su laptop e scorre oltre il limite dei 45 giorni, Signal richiede una copia di eventuali file mancanti direttamente al dispositivo mobile, sotto forma di allegato protetto da crittografia end-to-end. Per il backup locale non esiste il limite dei 45 giorni, ma solo il vincolo dello spazio disponibile sul dispositivo. Il backup cloud, tuttavia, offre una maggiore sicurezza: entrambe le opzioni prevedono l'uso della crittografia e della relativa chiave di ripristino, ma il backup cloud utilizza una chiave crittografica aggiuntiva conservata nel Trusted Execution Environment, un ambiente isolato e protetto. Il backup locale non può sfruttare questo livello di protezione: l'unica chiave disponibile consente di ripristinare tutti i backup precedenti, indipendentemente da dove sono conservati, invece che solo i più recenti. Questo espone potenzialmente un numero maggiore di dati personali in caso di accesso illecito da parte di cybercriminali.
Un altro aspetto rilevante riguarda l'automazione: un nuovo backup cloud viene creato ogni 24 ore e quelli precedenti vengono cancellati automaticamente, mentre questa operazione non è possibile per i backup locali, che richiedono una gestione manuale. La versione 8.30 per iOS supporta inoltre il trasferimento diretto dell'account da iPhone a iPhone, usando una connessione locale Wi-Fi Aware con crittografia end-to-end, semplificando la migrazione dei dati tra dispositivi senza passare da server esterni. Si tratta di un'ulteriore conferma della strategia di Signal, orientata a offrire opzioni diversificate senza compromettere la privacy.
La scelta tra backup cloud e locale si configura quindi come un bilanciamento tra comodità, sicurezza e controllo. Il cloud garantisce protezione aggiuntiva tramite il Trusted Execution Environment, automazione giornaliera e spazio virtualmente illimitato previo abbonamento, ma comporta un costo mensile e la dipendenza da un servizio esterno. Il backup locale, dal canto suo, è gratuito, illimitato per quanto riguarda la finestra temporale e pienamente nelle mani dell'utente, ma richiede attenzione nella gestione delle chiavi e nella conservazione del file, oltre a non offrire la stessa resilienza in caso di smarrimento o danneggiamento del dispositivo.
Con questa mossa, Signal risponde alle esigenze di una base utenti sempre più attenta alla sovranità dei propri dati, senza rinunciare alla semplicità d'uso. L'integrazione del formato unificato tra piattaforme rappresenta un passo avanti verso un ecosistema più coeso e interoperabile, mentre la possibilità di scegliere tra modalità di backup diverse consente a ciascuno di adattare la configurazione al proprio modello di rischio. Resta da vedere se in futuro verranno introdotte ulteriori opzioni, come la gestione granulare delle chiavi o backup locali automatici su storage esterni, ma per ora la direzione intrapresa appare chiara: più controllo nelle mani dell'utente, senza compromessi sulla crittografia.