Gli agenti AI non si limitano più a rispondere alle domande: ora navigano sul web, interagiscono con servizi online e compiono autonomamente sequenze di azioni. Questo comporta problemi sempre più frequenti, e l'ultimo episodio vede protagonisti Wikimedia Foundation e OpenAI. La fondazione sostiene di aver individuato attività riconducibili ad agenti probabilmente gestiti da OpenAI sui propri servizi.
Milioni di richieste e modifiche non autorizzate
Stando a quanto riportato, si parla di milioni di richieste alle API pubbliche, modifiche effettuate su alcuni wiki senza autorizzazione e perfino tentativi, falliti, di utilizzare Etherpad come proxy per recuperare dati da altri siti. La maggior parte delle modifiche sarebbe avvenuta nelle aree sandbox, quindi senza conseguenze visibili sulle normali pagine consultate dagli utenti. Alcuni interventi, però, hanno riguardato la configurazione di uno strumento per le citazioni e Wikimedia ritiene che potessero essere finalizzati a sfruttarlo per effettuare richieste verso servizi esterni.
Il problema è la scala
Il problema più grande, però, riguarda la scala. Milioni di richieste e modifiche automatiche mettono sotto stress l'infrastruttura di Wikimedia, che si trova a dover gestire un traffico anomalo e potenzialmente dannoso. Non è la prima volta che gli agenti AI causano grattacapi: la loro capacità di agire in modo autonomo li rende imprevedibili e difficili da controllare. OpenAI non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma la vicenda solleva interrogativi sulla necessità di regole più chiare per l'interazione tra agenti AI e servizi pubblici.
La questione è destinata a crescere: con l'aumento dell'autonomia degli agenti, episodi come questo potrebbero diventare la norma. Wikimedia chiede maggiore trasparenza e responsabilità da parte delle aziende che sviluppano questi sistemi, mentre il dibattito sull'etica e sulla sicurezza dell'AI si fa sempre più acceso.