Le celle solari in perovskite rappresentano una delle frontiere più promettenti del fotovoltaico, grazie a efficienze elevate e costi contenuti. Tuttavia, la loro scarsa resistenza alle alte temperature e all'umidità ne ha finora limitato la diffusione. Ora, un team di ricercatori del Korea Institute of Energy Research (KIER) ha messo a punto un processo produttivo che promette di superare questo ostacolo, ottenendo celle con un'efficienza del 25,24% e una stabilità senza precedenti.
Addio agli additivi che causano il degrado
Il segreto sta nell'eliminazione di alcuni additivi chimici, come i sali di litio, che tradizionalmente vengono utilizzati per facilitare il movimento delle cariche elettriche. Queste sostanze migliorano le prestazioni iniziali, ma con il calore tendono a evaporare o a migrare all'interno della struttura, compromettendo progressivamente il funzionamento della cella. I ricercatori coreani sono riusciti a ottenere prestazioni eccellenti anche senza questi additivi, grazie a un nuovo metodo di fabbricazione che stabilizza la perovskite.
Prestazioni record dopo 1.000 ore
I test sono impressionanti: le nuove celle mantengono il 95% della loro efficienza iniziale dopo 1.000 ore di esposizione a una temperatura di 85 °C, condizioni che normalmente distruggerebbero una cella tradizionale. Questo risultato apre la strada a pannelli solari in perovskite molto più durevoli e adatti a installazioni esposte agli agenti atmosferici. La tecnologia, che può essere integrata anche con il silicio, potrebbe rivoluzionare il settore del fotovoltaico, rendendo l'energia solare ancora più competitiva e affidabile.