Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha arrestato Greg Lui, 38 anni, noto anche come Yiu Kong Lui, residente a San Gabriel, California. L'uomo è titolare di Earthmade Computer Inc., azienda con sede a City of Industry, e deve rispondere di un'incriminazione federale articolata in tre capi d'accusa: cospirazione per violare l'Export Control Reform Act e le Export Administration Regulations, contrabbando in uscita e cospirazione per riciclaggio di denaro. Se condannato su tutti i fronti, rischia fino a 20 anni di carcere per la cospirazione, altri 20 per il riciclaggio e fino a 10 per il contrabbando.
Il meccanismo della triangolazione
Secondo l'accusa, Lui e i suoi presunti complici avrebbero utilizzato Earthmade per acquistare e inviare in Cina componenti soggetti a restrizioni senza le licenze richieste dal Dipartimento del Commercio. Il sistema prevedeva l'invio dei sistemi verso Paesi come Malesia e Singapore, dove tale licenza non era necessaria, per poi riesportarli illegalmente in Cina. Le macchine coinvolte includerebbero server di fascia alta con GPU NVIDIA A100 e H100, ma anche schede consumer come GeForce RTX 4090 e RTX 5090. Ai produttori statunitensi sarebbero stati forniti documenti falsi, indicando come destinazione finale soggetti e Paesi per i quali non era necessaria alcuna licenza.
Tra gennaio e ottobre 2024, Earthmade avrebbe incassato oltre 176 milioni di dollari da due società di spedizione con sede in Malesia. L'operazione sarebbe iniziata nell'ottobre 2023 e sarebbe proseguita fino ad agosto 2026. L'arresto arriva dopo il caso di un manager senior di NVIDIA con base a Taiwan, collegato a un presunto schema analogo gestito da ex dipendenti di Supermicro.
Il contesto più ampio e le stime
Il procedimento si inserisce in un fenomeno più ampio legato al tentativo di aggirare le restrizioni statunitensi sull'esportazione di acceleratori per l'intelligenza artificiale verso la Cina. Secondo un'inchiesta di Bloomberg, funzionari statunitensi e operatori del settore hanno messo in discussione l'efficacia dei controlli sulle vendite indirette, in particolare quando l'hardware viene acquistato da aziende con sede in Paesi del Sud-Est asiatico. Thailandia, Singapore e Malesia avrebbero ricevuto quantità di acceleratori difficili da giustificare considerando la capacità dei datacenter locali. Le autorità statunitensi starebbero inoltre valutando l'ipotesi che in Cina siano già stati introdotti illegalmente circa 115.000 chip NVIDIA soggetti a restrizioni.
Un altro caso citato riguarda Supermicro e un singolare espediente: alcuni soggetti coinvolti, tra cui il cofondatore Yih-Shyan "Wally" Liaw, avrebbero individuato acquirenti in Cina interessati agli acceleratori NVIDIA più recenti. Per aggirare i controlli, sarebbero stati venduti server per circa 2,5 miliardi di dollari a una società con sede a Bangkok, denominata OBON, formalmente destinati alla costruzione di infrastrutture per l'intelligenza artificiale in Thailandia. Secondo gli investigatori, i sistemi sarebbero invece stati trasferiti direttamente a utilizzatori finali in Cina. In alcuni casi, i presunti complici avrebbero utilizzato un asciugacapelli rosso per rimuovere gli adesivi con i numeri di serie dalle confezioni dei server NVIDIA, sostituendoli con etichette associate a sistemi fittizi.
NVIDIA sostiene di avere rispettato le normative statunitensi e sottolinea di non essere mai stata accusata di aver agevolato direttamente attività di contrabbando. Un portavoce ha dichiarato a Bloomberg che meno dello 0,5% dei prodotti sarebbe stato dirottato verso la Cina. L'azienda ha inoltre contestato l'idea che una startup in rapida crescita con sede in un Paese considerato affidabile debba essere automaticamente considerata un segnale d'allarme. Secondo gli esperti, il mercato nero degli acceleratori AI è particolarmente difficile da quantificare e potrebbe essere più esteso rispetto ai casi già individuati. Un dirigente di alto livello ha sostenuto che questi processori consentirebbero alla Cina di colmare almeno in parte un divario hardware che il Paese non prevede di poter eliminare autonomamente prima del 2030.