Un mistero chimico avvolge 3I/ATLAS, la cometa interstellare che ha fatto il suo ingresso nel sistema solare dopo un viaggio durato milioni di anni. Un gruppo di ricerca guidato da Nathan Roth, dell'American University e del Goddard Space Flight Center della NASA, ha individuato nella sua chioma una presenza eccezionale di metano arricchito di idrogeno pesante (deuterio). Un dato che, secondo gli studiosi, non trova riscontro nei corpi celesti nati attorno al Sole.
Un isotopo raro che cambia le carte
Il rapporto tra deuterio e idrogeno (D/H) misurato in 3I/ATLAS è risultato molto più alto rispetto a quello osservato nelle comete del nostro sistema planetario. Il metano, in particolare, mostra una firma isotopica che suggerisce la formazione in un ambiente estremamente freddo e ricco di radiazioni, condizioni tipiche delle nubi molecolari interstellari. «È come trovare un'impronta digitale che non appartiene a nessuno dei sospettati abituali», ha commentato Roth, sottolineando la portata della scoperta.
Perché è una notizia importante
La composizione chimica delle comete è una sorta di archivio delle origini: più il ghiaccio è ricco di deuterio, più è probabile che il corpo si sia formato in regioni remote e fredde, dove le reazioni chimiche procedono lentamente. Il caso di 3I/ATLAS suggerisce che i sistemi planetari esterni al nostro possano produrre comete con chimiche sorprendentemente diverse. La sfida ora è capire se questo metano 'pesante' sia un tratto comune degli oggetti interstellari o un caso isolato.
Le osservazioni future, grazie a strumenti come il telescopio spaziale James Webb, potranno offrire nuovi indizi. Per ora, 3I/ATLAS resta un enigma affascinante: un pezzo di spazio profondo che porta con sé la memoria chimica di un'altra stella, e forse di un altro modo di formare i pianeti.