La Bugatti Tourbillon è una delle hypercar più estreme mai realizzate, spinta da un V16 aspirato da 8,3 litri abbinato a tre motori elettrici in configurazione plug-in. Eppure, il progetto originale era radicalmente diverso: secondo quanto dichiarato da Mate Rimac ad Automotive News Europe, i vertici del Gruppo Volkswagen avevano immaginato una Bugatti completamente elettrica, a zero emissioni. Una visione che il fondatore del marchio croato ha respinto con un no netto.
Il no di Rimac e l'ombra della Nevera
Rimac ha assunto il controllo di Bugatti insieme a Porsche nel 2021, quando Volkswagen puntava con decisione sull'elettrificazione di tutti i suoi brand. L'idea era sfruttare il know-how croato nei motori elettrici, come dimostrato dalla Nevera da oltre 1.900 CV, adattando quella piattaforma al marchio francese per uno sviluppo rapido ed economico. La realtà commerciale, però, ha raccontato una storia diversa: della Nevera sono stati venduti solo 71 esemplari su 150 previsti, un mezzo flop che ha spinto Rimac a cambiare rotta.
Secondo l'amministratore delegato del Gruppo Bugatti Rimac, il green non risulta allettante per i collezionisti disposti a spendere cifre importanti. Un segnale in tal senso sarebbe arrivato anche dal flop dell'Alfa Romeo 33 Stradale full electric. La domanda di questo pubblico cerca emozioni meccaniche e sonore, non la sola silenziosa efficienza di un'auto a batteria.
Il V16 che ha conquistato i puristi
La Tourbillon ha così mantenuto una forte identità, unendo tecnologia ibrida e meccanica tradizionale in una configurazione esclusiva. Il V16 sviluppato con Cosworth ha conservato il rombo del motore termico, affiancato dalla spinta dell'elettrico senza sconvolgere i puristi. La complessità di un sedici cilindri resta centrale per chi cerca un'esperienza di guida al top.
Alla fine ha avuto ragione Mate Rimac: la hypercar francese è stata accolta con entusiasmo dai clienti. Tutti i 250 esemplari previsti della Tourbillon sono già stati venduti a un prezzo di 4 milioni di euro ciascuno, confermando che l'ibrido plug-in rappresenta la sintesi perfetta tra innovazione e DNA di Molsheim.