Il ritorno dell'uomo sulla Luna presenta ancora molte incognite, ma su Marte la sfida sarà ancora più complessa. Una volta sbarcati sulla superficie, gli astronauti dovranno affrontare un nemico meno spettacolare delle tempeste di sabbia, ma potenzialmente più insidioso: la polvere marziana. Le sue particelle sono così sottili da infiltrarsi nelle attrezzature e, in alcuni casi, da raggiungere le zone più profonde dei polmoni.
Particelle ultrafini sotto la lente di PIXL
A colmare il vuoto di dati diretti sulle particelle più piccole è stato Perseverance, il rover della NASA. Nell'arco di 1.645 giorni marziani, ha analizzato la polvere depositata su campioni di materiali per tute spaziali, trasportati appositamente sul Pianeta Rosso. Grazie allo strumento PIXL, uno spettrometro a raggi X che identifica gli elementi chimici, i ricercatori hanno individuato particelle inferiori a 2,5 micrometri, con dimensioni comprese tra 100 e 300 nanometri.
Un rischio da non sottovalutare
Il problema non è nuovo: già durante le missioni Apollo la polvere lunare aveva danneggiato le tute e provocato irritazioni agli astronauti. Quella marziana, però, presenta caratteristiche differenti e finora mancavano misurazioni dirette delle particelle più piccole. I nuovi dati di Perseverance sono fondamentali per progettare sistemi di protezione adeguati e garantire la sicurezza degli equipaggi nelle future missioni con equipaggio sul Pianeta Rosso.