Quanto vale davvero ChatGPT nel mondo delle ricerche online? Secondo OpenAI, l'assistente gestirebbe un volume di richieste assimilabili a ricerche pari a circa un quinto di quello di Google. La dichiarazione arriva da Adam Fry, responsabile del prodotto consumer di ChatGPT, in una conversazione con il giornalista Alex Kantrowitz pubblicata da Big Technology. Un numero che fa rumore, ma che va letto con molta cautela.
Un quinto del volume non significa un quinto del mercato
La distinzione è cruciale: raggiungere il 20% del volume di Google non equivale a possedere il 20% del mercato delle ricerche. Il primo dato confronta due quantità, il secondo richiederebbe di considerare l'intero settore con criteri omogenei. Il problema è che OpenAI non indica la fonte del volume attribuito a Google, né chiarisce esattamente come vengono conteggiate le interazioni.
Per ChatGPT, il calcolo riguarda solo le domande che portano a una ricerca sul web: non tutti i messaggi inviati all'assistente, quindi, come una richiesta di riscrittura o una traduzione. Cambia anche la natura dell'interazione: una ricerca tradizionale può trasformarsi in una conversazione fatta di precisazioni e domande successive, rendendo ancora più difficile stabilire quante persone abbiano davvero sostituito Google con ChatGPT.
La sfida agli algoritmi è aperta, ma senza numeri chiari
Cercare informazioni online significa sempre più spesso porre una domanda e attendersi una risposta già organizzata, con spiegazioni e fonti da consultare. Un cambiamento che mette gli assistenti AI in competizione diretta con i motori di ricerca, anche se misurare questa sfida resta complicato. Senza conoscere i criteri di conteggio, il confronto tra ChatGPT e Google non permette conclusioni definitive: il dato di OpenAI è suggestivo, ma manca di trasparenza per essere considerato una vera misura di mercato.