Mustafa Suleyman, numero uno dei progetti di intelligenza artificiale in Microsoft, ha rilanciato la sua previsione sull'impatto dell'AI sul mondo del lavoro. In un post pubblicato su X, il manager ha ripreso la stima di Daron Acemoglu, premio Nobel per l'Economia 2024, secondo cui solo il 5% degli esseri umani sarà sostituito dall'intelligenza artificiale in ambito professionale entro i prossimi 10 anni. Una cifra che, se confermata, ridimensionerebbe di molto gli allarmismi degli ultimi anni.
La previsione di Acemoglu e il contesto
La stima di Acemoglu è stata pubblicata a fine luglio sulla prima uscita del magazine The Humanist Review, testata che esplora proprio il concetto di AI umanista. Suleyman ha citato quel dato per cercare di tranquillizzare l'opinione pubblica, ma l'effetto è tutt'altro che scontato. Molti osservatori, ormai abituati a scenari ben più cupi, leggono queste parole con scetticismo, consapevoli che la velocità dell'innovazione rende qualsiasi proiezione a lungo termine poco affidabile.
Dieci anni? Un'eternità per l'AI
Del resto, meno di quattro anni fa sapevamo a malapena cosa fosse un chatbot e nessuno poteva immaginare cosa avrebbe scatenato l'arrivo di ChatGPT. Oggi abbiamo agenti capaci di automatizzare task complessi e c'è chi nel settore parla già apertamente di singolarità. Proiettarsi dieci anni nel futuro può essere un esercizio affascinante, ma rischia di essere fine a se stesso: l'ecosistema AI evolve troppo rapidamente per essere ingabbiato in una valutazione di lungo periodo.
Il concetto di AI umanista è anche al centro del codice di condotta che il gruppo ha adottato di recente: un elenco di 10 linee guida attraverso cui l'azienda intende evitare le conseguenze potenzialmente catastrofiche di uno sviluppo incontrollato. Una mossa che, insieme alla previsione del 5%, delinea la strategia di Microsoft: rassicurare sul presente, mentre si prepara a un futuro tutt'altro che prevedibile.