L'intelligenza artificiale continua a catalizzare investimenti miliardari, ma per la maggior parte delle aziende statunitensi i benefici economici concreti restano ancora lontani. È quanto emerge dall'analisi di Torsten Slok, economista capo di Apollo Global Management, secondo cui la spesa in AI non si sta ancora traducendo in miglioramenti misurabili della redditività aziendale.
Chi vince davvero la corsa all'AI
Secondo Slok, i segnali positivi si concentrano quasi esclusivamente tra i grandi gruppi tecnologici: sono loro a registrare crescite significative dei ricavi per dipendente e dei margini di profitto. Per il resto del tessuto imprenditoriale americano, invece, il quadro è molto meno roseo: i costi legati all'adozione dei servizi di intelligenza artificiale rischiano di comprimere la redditività anziché alimentarla.
Il nodo dei costi e la redditività a rischio
Il punto centrale dell'analisi riguarda il rapporto tra spese sostenute e ritorni effettivi. Le aziende investono in infrastrutture, licenze e integrazione dei modelli di AI, ma i benefici operativi tardano a materializzarsi in bilancio. Un divario che, se non colmato, potrebbe trasformare quella che viene presentata come una rivoluzione produttiva in un peso sui conti per molte imprese.
La riflessione di Slok arriva in un momento in cui il mercato chiede sempre più spesso risultati tangibili alle promesse dell'AI generativa. Se i giganti del settore continuano a prosperare, la sfida per le aziende tradizionali resta aperta: dimostrare che gli investimenti in intelligenza artificiale possano davvero generare valore economico misurabile, e non solo entusiasmo tecnologico.