Un manager di Anthropic ha preso una decisione destinata a far discutere il mondo del recruiting tech: Felix Rieseberg ha eliminato le coding interview dai processi di assunzione dei suoi team. La motivazione è tanto semplice quanto provocatoria: Claude, il modello di intelligenza artificiale sviluppato proprio da Anthropic, risolve le piccole sfide di programmazione meglio di gran parte dei candidati.
Perché i test di coding non servono più
Secondo Rieseberg, gli esercizi classici di programmazione — algoritmi, puzzle e sfide a tempo — non misurano più ciò che conta davvero. Se un'IA è in grado di superarli brillantemente, allora valutare una persona su quelle stesse prove non dice nulla sulle sue reali capacità di progettare sistemi, collaborare o risolvere problemi complessi. Meglio concentrarsi su competenze pratiche e visione d'insieme, piuttosto che sulla velocità nel risolvere quiz ormai alla portata delle macchine.
Il consiglio per chi parte da zero
Rieseberg non si limita a togliere i test: offre anche un'indicazione concreta a chi vuole entrare nel settore senza credenziali di rilievo. Il suo suggerimento è costruire un prototipo in un fine settimana e mostrarlo come biglietto da visita. Un approccio che sposta l'attenzione dal curriculum ai fatti, premiando l'iniziativa e la capacità di creare qualcosa di tangibile con gli strumenti di oggi.
La scelta di Anthropic, però, non è ancora la norma. Piattaforme come ZipRecruiter confermano che i test di coding restano ampiamente diffusi nelle selezioni aziendali. La partita è aperta: da un lato chi considera superate le vecchie prove tecniche, dall'altro chi continua a usarle come filtro. Quel che è certo è che l'ascesa dell'IA sta riscrivendo le regole del talento tecnologico.