Circa 7.300 anni fa, una delle più potenti eruzioni vulcaniche degli ultimi millenni sconvolse il Giappone: parliamo della supereruzione Kikai-Akahoya, un evento cataclismico che ebbe origine dal vulcano sottomarino Kikai, a sud del paese. Fino a oggi si riteneva che il suo impatto sulle popolazioni locali fosse stato devastante e uniforme, ma un nuovo studio internazionale guidato dall'Università di Lund, in Svezia, ribalta questa visione.
Una storia demografica più complessa
La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Scientific Reports, ha ricostruito con un dettaglio senza precedenti come le comunità umane del Giappone reagirono all'eruzione. Incrociando dati archeologici, genetici e paleoclimatici, i ricercatori hanno scoperto che le conseguenze non furono omogenee: alcune regioni subirono un crollo demografico netto, mentre altre videro una sorprendente ripresa o addirittura un incremento della popolazione. Un quadro molto più sfumato di quanto si immaginasse.
Perché è una scoperta importante
Comprendere l'impatto di una supereruzione su scala regionale non è solo un esercizio di archeologia. Lo studio offre un modello prezioso per valutare come le società moderne potrebbero reagire a eventi vulcanici estremi, sempre più al centro dell'attenzione degli scienziati. I risultati suggeriscono infatti che la resilienza umana dipende da fattori locali, come le rotte migratorie e le risorse disponibili, e non solo dalla forza bruta dell'eruzione. Una lezione che vale anche per il presente.