McDonald's sta rivoluzionando il modo in cui vengono determinati i prezzi dei suoi prodotti simbolo, come il Big Mac, grazie all'impiego di strumenti di intelligenza artificiale. Secondo un'indagine di Reuters, la catena di fast food utilizza algoritmi capaci di stimare la disponibilità a pagare dei clienti in base alla zona geografica in cui si trova il ristorante. Ciò significa che lo stesso panino potrebbe costare cifre diverse anche in località distanti solo due miglia l'una dall'altra.
Come funziona il sistema di prezzi dinamici
Il sistema si basa sull'analisi di una moltitudine di dati, tra cui la densità di popolazione, il reddito medio dell'area, la concorrenza locale e persino le abitudini di acquisto dei consumatori. L'IA elabora queste informazioni per proporre un prezzo ottimale che massimizzi i ricavi senza scoraggiare la clientela. McDonald's ha specificato che si tratta di suggerimenti, non di imposizioni: i franchisee (gli affiliati che gestiscono i ristoranti) sono liberi di decidere se applicarli o meno.
Tuttavia, alcuni affiliati avrebbero riferito di pressioni da parte della casa madre per allinearsi ai prezzi consigliati. Queste testimonianze sollevano interrogativi sulla reale autonomia dei gestori e sull'equità del sistema. Se da un lato la personalizzazione dei prezzi può sembrare una strategia di marketing sofisticata, dall'altro rischia di creare disparità tra consumatori che, a pochi chilometri di distanza, pagano lo stesso prodotto in modo molto diverso.
Implicazioni per i consumatori e il mercato
L'adozione di prezzi dinamici non è una novità assoluta nel mondo del commercio: compagnie aeree, hotel e piattaforme di ride-hailing la utilizzano da anni. Ma applicarla al cibo fast food rappresenta un cambiamento epocale, perché tocca un bene di consumo quotidiano e accessibile. I critici temono che ciò possa portare a discriminazioni di prezzo basate sul codice postale, penalizzando le fasce più deboli.
McDonald's, dal canto suo, sostiene che l'obiettivo è offrire un valore migliore ai clienti e aiutare i franchisee a rimanere competitivi. La società non ha rilasciato commenti ufficiali sulle presunte pressioni, ma ha ribadito che le decisioni finali spettano sempre ai gestori locali. Resta da vedere se questa pratica si diffonderà ulteriormente e come le autorità antitrust reagiranno a un possibile abuso di posizione dominante nel settore della ristorazione rapida.