Un bug piuttosto serio ha colpito Claude Code, lo strumento di Anthropic pensato per programmare direttamente da riga di comando con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. Il difetto, come riportato nelle segnalazioni degli utenti, faceva sì che l'indirizzo email di chi utilizzava il tool finisse inserito nell'header delle richieste web inviate durante le ricerche online. Un dettaglio tutt'altro che banale, perché esponeva le vittime a potenziali campagne di spam e a concrete violazioni della privacy.
Come funzionava la fuga di dati
In pratica, ogni volta che Claude Code effettuava una ricerca sul web per conto dell'utente, l'indirizzo email veniva allegato alle intestazioni delle richieste HTTP. In questo modo i siti contattati, anche quelli sconosciuti e potenzialmente malevoli, potevano raccogliere e memorizzare l'informazione senza alcun consenso. Si tratta di un comportamento anomalo per uno strumento che dovrebbe operare in modo trasparente, e che invece finiva per trasformare un semplice indirizzo di posta in un identificativo tracciabile.
Le implicazioni per la privacy
La vicenda riaccende i riflettori sulla sicurezza degli strumenti di sviluppo basati sull'IA, sempre più diffusi tra programmatori e professionisti. Anthropic è intervenuta per correggere il bug, ma l'episodio dimostra quanto sia delicato il confine tra automazione e tutela dei dati personali. Gli utenti sono invitati a verificare di aver aggiornato Claude Code all'ultima versione disponibile e a prestare attenzione alle informazioni condivise durante le sessioni di lavoro.