Il cloud sovrano europeo sembra dominare la scena degli appalti pubblici. Secondo un'analisi del centro di ricerca ECIPE, che ha esaminato 8.725 gare per servizi cloud in nove Paesi dell'Unione Europea, Italia compresa, tra il 2018 e il 2025, ben il 97% degli appalti è stato assegnato a un fornitore registrato nel Paese di chi effettuava l'acquisto. Un dato che, a prima vista, potrebbe sembrare una vittoria per la sovranità digitale del Vecchio Continente.
Un quadro che nasconde insidie
Dietro questa percentuale così alta si cela però una realtà più complessa. La ricerca mette in luce come la frammentazione del mercato europeo del cloud pubblico stia creando barriere nazionali che ostacolano la nascita di veri campioni continentali. Le amministrazioni pubbliche tendono a preferire fornitori locali, spesso per ragioni di sicurezza o normative, ma questo comportamento finisce per penalizzare la concorrenza e l'innovazione su scala più ampia.
Il problema principale è che questa dinamica favorisce oligopoli nazionali e rende difficile per le aziende europee competere a livello globale contro colossi come Amazon Web Services, Microsoft Azure e Google Cloud. Inoltre, la frammentazione complica la creazione di standard comuni e di un'infrastruttura digitale integrata, obiettivo chiave dell'agenda europea sul digitale.
Verso un mercato unico digitale
L'analisi di ECIPE suggerisce che, senza un intervento deciso, il cloud sovrano rischia di diventare un boomerang: da un lato protegge i dati e le imprese locali, dall'altro impedisce la crescita di un ecosistema competitivo e innovativo. La sfida per Bruxelles sarà trovare un equilibrio tra la salvaguardia della sovranità digitale e l'apertura del mercato, promuovendo al contempo regole armonizzate e investimenti in infrastrutture condivise. Solo così l'Europa potrà ambire a un ruolo da protagonista nel cloud globale.