Il mercato dei PC sta pagando il conto dei rincari sui componenti. Secondo Counterpoint Research, nel terzo trimestre del 2026 le spedizioni globali di computer sono calate del 21% su base annua, un dato in linea con le stime già diffuse da IDC e Omdia. Non si tratta di un caso isolato: nello stesso periodo anche le spedizioni di smartphone hanno toccato il minimo degli ultimi 14 anni.
Fino al secondo trimestre del 2026 il comparto PC cresceva da oltre due anni consecutivi. Poi la curva si è invertita, complice l'aumento dei prezzi di RAM, SSD e chip firmati Intel, AMD e Qualcomm. I rincari si sono trasferiti a valanga sui prodotti finali, dai MacBook ai Raspberry Pi, riducendo le opzioni accessibili per chi ha un budget limitato.
Configurazioni più ricche, meno scelta per i consumatori
L'analista senior Minsoo Kang spiega che alcune aziende stanno privilegiando configurazioni capaci di assorbire meglio l'inflazione dei componenti, lasciando sul mercato meno alternative economiche. C'è anche chi riesuma tecnologie del passato, come la RAM DDR4 e le GPU da 4 GB, pur di contenere i costi di produzione e i prezzi al pubblico.
Il confronto anno su anno è reso ancora più severo da un effetto base sfavorevole: il terzo trimestre del 2025 aveva beneficiato degli acquisti anticipati legati alla fine del supporto a Windows 10 e agli aggiustamenti di magazzino in chiave dazi. Numeri gonfiati, dunque, che oggi amplificano la contrazione.
Nessuna ripresa prima del 2027
Le prospettive restano cupe. Il direttore associato David Naranjo avverte che nel quarto trimestre del 2026 le spedizioni globali potrebbero precipitare del 27% e restare sostanzialmente piatte nel 2027. La sua conclusione è netta: la stabilizzazione non va confusa con la ripresa. Per il settore, insomma, la risalita è ancora lontana.